Il cinema italiano non è solo la sala cinematografica. E’ costellato anche di registi indipendenti impegnati in progetti faticosi e personali, che incontrano difficoltà a trovare un distributore. Uno di questi  è Sassi nello stagno, documentario di Luca Gorreri. Il regista ci racconta così la complessa lavorazione del film: Per completarlo, dall’ideazione al completamento, ho impiegato circa due anni e mezzo di cui molti periodi fermi in cui non lavoravo al documentario, sia per attese tecniche (permessi, diritti, risposte), sia perché all’epoca avevo un altro lavoro e non potevo dedicarmi al film completamente.

Un progetto in cui il regista ha investito personalmente. Perché vi sto parlando di un documentario? Vi sto parlando di un documentario italiano, che ultimamente si sta facendo molto notare ai Festival Internazionale (basti pensare a Gianfranco Rosi, vincitore sia del Leone d’oro che dell’Orso d’oro, nel giro di pochi anni). Su questo Luca Gorreri ha le idee chiare: Esiste una lunga tradizione documentaristica italiana a partire da De Seta, Taffarel, Piccon fino ai giorni nostri. Non so se il documentario italiano abbia qualcosa di più, ma certamente abbiamo e abbiamo avuto ottimi documentaristi che spero siano conosciuti sempre di più.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il regista a proposito di “Sassi nello stagno”.

Com’è nata l’idea di “Sassi nello stagno?
L’idea è nata da una discussione a proposito del Festival del Cinema di Salsomaggiore, dei suoi illustri ospiti come Godard, Ioseliani, Gitai, Fuller e di come in città se ne parlasse poco o nulla. Poi per curiosità feci delle ricerche su Internet e trovai solo pochi risultati e dispersi nelle bio-filmografie di alcuni autori che vi avevano partecipato. Trovavo molto strano che si trovasse così poco. Nella biblioteca locale vi sono solo pochi cataloghi e nient’altro. Quindi piano piano iniziai a raccogliere le tessere del mosaico e ne venne fuori che fu un Festival unico per intenti, idee e proiezioni ed emerse anche un quadro particolare nei rapporti tra il Festival e la città, Salsomaggiore, che lo ha ospitato. Decisi di fare il documentario per poter mostrare tutto questo.

Quanto lavoro di ricerca c’è dietro ad un documentario come questo?
Direi tanto. Non solo la ricerca di persone e personaggi a volte non facilmente rintracciabili, ma anche ricostruire la storia del festival attraverso diverse fonti come i cataloghi, i libri pubblicati dal Festival, una tesi di laurea, i racconti e convogliarlo in un corpo unico. Per non perdere tutto il lavoro di ricerca, parallelamente al documentario ho creato un sito web che raccoglie tutte le informazioni reperite (film proiettati nelle varie edizioni, ospiti, giurie ecc.)

“Sassi nello stagno” parla di festival cinematografici. Spesso i Festival si chiudono più che altro con la polemica. Ma hanno ancora credibilità?
Al momento non ho ancora esperienza diretta di Festival come autore ma solo come spettatore e posso solo dire che a volte alcuni festival tradiscono un po’ le loro premesse, soprattutto quando si parla di cinema indipendente o di cinema invisibile. Dato che in Italia esiste, secondo la mia personalissima opinione, un grosso problema di distribuzione di tutto quel cinema che non è mainstream o cine-fumettone o cine-panettone, i festival dovrebbero dare più spazio alle opere prime e agli autori indipendenti, ma veramente indipendenti, e in cerca di distribuzione. Il Festival di Salsomaggiore era un po’ questo.

 

Forse non tutti conoscono il Festival del Cinema di Salsomaggiore, sicuramente non tutti conoscono un certo cinema italiano indipendente. Credo che un film come Sassi nello stagno con l’argomento trattato e le premesse da cui muove il progetto si commenta da solo. Spesso ci si accanisce contro i festival del cinema, o col cinema indipendente, o col cinema in generale senza conoscere a fondo le ragioni che lo animano. Il film di Luca Gorreri sembrerebbe essere una risposta.

Vi invito a guardare il trailer.