A onor del vero, certi film si potrebbero riassumere e giudicare in poche, pochissime parole. A volte persino una. Per esempio, “The Blair Witch” è un film banale. Ma non so se definirlo banale sia corretto, dal momento che questo horror sequel spirituale del ben più apprezzabile “The Blair Witch Project” è talmente mediocre da essere inqualificabile. Con il rischio di sembrare eccessivo, ma è così. La strategia narrativa di un finto found footage era vecchia quasi cinque anni fa, con casi di film fra gli accettabili e gli improponibili, e provare a dare aria a un genere così ammuffito con tanta leggerezza è ai limiti dell’ imperdonabile.
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La storia e il suo svolgimento, un ennesimo documentario scolastico su forze paranormali (possibile che gli studenti delle scuole di cinema non abbiano altri topic da approfondire?!) che si evolve in massacro sembra essere essa stessa nata da un compito in classe chiamato “Luoghi comuni dell’horror found footage 1.0”. Sì va bene, la seconda metà con le forze del male all’opera aveva anche dei momenti di tensione, me era tutto talmente da copione che più che far gridare faceva ridere. Forse dieci anni fa questo film avrebbe anche ottenuto un accettabile riscontro dalla critica, (senza contare che avrebbe sicuramente fatto più giustizia al primo che quello strano spreco di pellicola che era The Blair Witch 2), ma oggi pare uno scherzo in confronto alle storie horror della nuova generazione, sia d’essai che di larga scala.
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E, ancora una volta purtroppo, la macchina produttiva hollywoodiana, accecata da un’idea di facile guadagno, ha prodotto un’opera mediocre da un’idea di successo, senza considerare le possibilità che tale idea poteva ancora presentare, ma al contrario agghindandola per coprirne i difetti e le ovvie mancanze di sceneggiatura.

Ma provare a fare un’opera originale è tanto doloroso?