Oggi per essere rockstar e scuotere l’opinione pubblica bisogna creare dei videogiochi ?

La BBC lancia un interessante docudrama che racconta le vicende tra la Rockstar Games, celebre per il brand GTA e l’avvocato puritano Jack Thompson che le fece causa, supportato dall’idea che i titoli della sopracitata casa produttrice istighino i giovani alla perversione e alla violenza. I risultati sono andati meglio del previsto.

Anno 2002. Rockstar lancia sul mercato Grant Theft Auto: Vice City. Il gioco suscita clamore tra i fan della saga, si registrano vendite record, cosa che spinge la casa di distribuzione del gioco Take-two a ordinare a Rockstar almeno un GTA all’anno.

Le cose sembrano andare bene per Sam Houser (autore di videogiochi britannico naturalizzato statunitense) e compagni, ma un fatto sconvolge l’opinione pubblica: Devin Moore, adolescente e grande fan della serie, esce di casa, ruba una macchina e uccide a sangue freddo quattro agenti di polizia. Quando viene portato al comando in stato di arresto, nelle prime dichiarazioni il giovane confessa di aver commesso quei reati poiché interpretava la vita come un videogioco. Ciò attira l’attenzione dell’avvocato Jack Thompson (Bill Paxton nel film), uomo religioso, che in seguito a questi fatti dichiara guerra all’industria dell’entertaiment.

WARNING: Embargoed for publication until 00:00:01 on 08/09/2015 - Programme Name: The Gamechangers - TX: n/a - Episode: n/a (No. 1) - Picture Shows: Terry Donovan (MARK WEINMAN), Sam Houser (DANIEL RADCLIFFE) - (C) BBC Scotland © 2015; Moonlighting NNN Productions (Pty) Limited: African Photographic C.C. - Photographer: Joe Alblas

Il film prende avvio da una premessa indubbiamente interessante, ma è complesso narrare in novanta minuti di film più di dieci anni di dibattiti su di un argomento a tratti controverso. Trovo che sia questo (anche se si poteva fare molto meglio) il modo odierno di parlare dei videogiochi senza scadere nel retorico o nel banale, dimostrando come oggi questo sia un metodo innovativo per scuotere l’opinione pubblica e proporre qualcosa di violento e ambiguo. Come una volta le rockstar urinavano sul palco e bruciavano chitarre da milioni di dollari, oggi la Rockstar Games esalta le masse coi suoi titoli dai protagonisti delinquenti, criminali, mafiosi e poliziotti corrotti e senza scrupoli.

Rockstar è andata coi suoi giochi a rompere molti tabù, mostrando la violenza fine a se stessa e l’uso di droga, ma Sam Houser (interpretato da Daniel Radcliffe) co­fondatore e direttore della sopracitata società, volle molto di più: mostrare del sesso esplicito. Facendo ciò andava (da solo) a scontrarsi contro una sorta di codice Hayes, non scritto, ma tacitamente accordato tra le case di distribuzione e i produttori, per il semplice fatto che un gioco per soli adulti avrebbe ridotto di molto le vendite.

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Take-­two, la casa di distribuzione, scopre cosa vuol fare Houser e glielo impedisce, ma nei codici del gioco rimane nascosta la sequenza, finché un haker tedesco la riporta alla luce, originando quello che sarà lo scandalo della Hot Coffee, primo caso di sesso esplicito in un videogame.

Questo determinerà nuovi attacchi nei confronti dell’industria, sia da parte di Thompson che dall’opinione pubblica di una nazione che necessita di capri espiatori per evitare di concentrarsi sulle sue grandi contraddizioni quali la vendita indiscriminata di armi o il disinteresse verso le minoranze etniche e la mancanza di un’istruzione di base che possa dare ai giovani la capacità di distinguere la finzione dalla realtà.

Quindi in conclusione, il film mette in luce aspetti interessanti riguardo l’evoluzione dei videogiochi, mostrando in modo palpabilmente onesto, attraverso un buon lavoro di sceneggiatura, entrambe le parti schierate.

gamechangers

Una menzione speciale va a Daniel Radcliffe (noto per il suo Harry Potter) che fuori dal maghetto dimostra di essere un bravo attore indossando un bel barbone che riesce a togliergli quell’aria innocente che lo rese famoso.

Oggi, in altre parole, per essere rockstar e scuotere le membra dell’opinione pubblica e i mezzi di informazione bisogna creare videogiochi. Rockstar lo ha semplicemente capito.