Copertina:  Christina Broom (1862­1939), Giovani suffragette promuovono l’esposizione “Mostra delle donne”, a Knightsbridge, Londra , Maggio 1909 foto­ London Museum of London

Ah Paris, Paris! Tornare a Parigi è un privilegio. Uno perché metti piedi e naso in una capitale che d’europeo non ha solo la moneta ma le strade, i lampioni, i giardini e che mentre te la godi pensi che a sponsorizzare solo il nuovo si fanno danni. Due perché mentre ti coccoli all’idea sempre attuale della Vecchia Europa e ripassi in silenzio le prime parole e nomi in francese che hai sentito a scuola(liberté, égalité, fraternité; albatros; Diderot, D’Alembert e Rousseau ) t’accorgi, dai colori e dalle vesti di chi attraversa le strade, che  tradizione e tempi moderni vanno in tandem e quando la pedalata si inceppa è un fallimento per tutti. Tre perché, se sei venuto a Parigi una volta, hai già onorato le tappe obbligate del turista tradizionale e quindi hai già visto il Louvre, Montmartre, les Champs-Elysées.  Sicché, libera ed esonerata dagli obblighi di rito, a meno di ventiquattro ore dalla partenza, dò conferma a mia cugina e suo marito sul mio arrivo e loro, ancor prima di vedermi, mi accolgono a braccia aperte. Merci beaucoup, Michela e Gianfilippo! Decido il da farsi,seduta all’aeroporto di Bologna, sostenuta da una buona rete Wi-Fi e da un buon panino caldo, che non guasta. Google. Parigi, mostre fino a dicembre 2015. Tra quelle che il motore di ricerca mi propone, ne scelgo due:

1 ) “L’Arte nei Video Giochi”, al Museo Art Ludique: il videogioco come forma d’arte assoluta, attraverso le opere e le installazioni dei maggiori autori francesi. Fino al 6 marzo 2016.
FOTO ART LUDIQUE

2 ) “Martin Scorsese”, la rassegna che la sede di Parigi della Cinémathèque française dedica al famoso cineasta newyorkese di origine italiana, che il 17 novembre scorso ha compiuto 73 anni. Fino al 14 febbraio 2016

3 ) Museo d’Orsay, tappa decisa in contemporanea all’SMS di conferma sulla mia partenza.

Va a finire che, arrivata a Parigi, resto fedele al programma deciso in Italia ma ciò che delizia ed accende la mia attenzione sono mostre che mi sono sfuggite, visitabili all’interno del Museo d’Orsay e della Cinémathèque française. Potenza e magia dei dettagli. Su di loro, le parole di seguito.

“DOSSIER SCRIPTES”
16 septembre 2015 – 23 juin 2016 – CINÉMATHÈQUE FRANÇAISE

“In un momento in cui il cinema digitale porta a nuovi sviluppi in tutte le professioni del cinema,che ne è della figura della segretaria di edizione?”

FOTO DOSSIER
“In un momento in cui il cinema digitale porta a nuovi sviluppi in tutte le professioni del cinema,che ne è della figura della segretaria di edizione?”

Si apre con questa domanda la mostra che la Cinémathèque française dedica alla figura della segretaria di edizione: da “segretaria di set “,negli anni 30, a collaboratrice chiave a fianco del regista, insieme al direttore della fotografia e dell’aiuto regista. 

Il mio “grillo parlante

“Collaboratrice discreta ed essenziale quanto la macchina da presa

“Lei è la spina dorsale del film

(1) Bruno Podalydes, ( 1961) scrittore francese, regista, produttore, attore.
(2) 
Roman Polański, ( 18 agosto 1933), è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico polacco naturalizzato francese.
(3)
Alain Resnais Vannes ( 1922 – 2014) è stato un regista francese. Fu uno degli ispiratori teorici della Nouvelle Vague.

Attraverso una selezione di preziosi materiali d’archivio, donati alla Cinémathèque française dalle professioniste stesse, la mostra ripercorre l’evoluzione di una professione vitale e, per certi versi, ancora incompresa.

Sceneggiature, rapporti, analisi, piani di lavoro; foto, locandine, testimonianze inedite di film cult, tra cui “Arianna” ( 1957, Billy Wilder), Giovanna d’Arco ( 1994, Jacques Rivette),  Il pianista ( 2002, Roman Polanski) e “L’ultimo imperatore” ( 1987, Bernardo Bertolucci).

Con la vista ci addentriamo nella professionalità di queste donne ed in realtà ci sembra di leggere nel loro cuore, tanto il lavoro che hanno scelto parla del modo in cui esse intendono la vita: in parte ma non in disparte; a lato e non a margine; invisibili, non irrilevanti. Essere la qualità che fa la differenza: prima o poi ti accorgi che esistono.

Sylvette-Baudrot

Sylvette-Baudrot

 

Lucie Lichtig

Lucie Lichtig

Sylvette Baudrot, Lucie Lichtig, Suzanne Durrenberger,
Laurence Couturier, Betty Greffet, Bénédicte Kermedec,
Lydie Mahias, Maggie Perlado,
Catherine Prevert, Suzanne Schiffman, Zoe Zurstrassen.:
le donatrici esposte.

 

Curatori: Lauren Benedetto e Joel Daire

SPLENDORI E MISERIE, 22 SETTEMBRE 2015 – 17 GENNAIO 2016

FOTO SPLENDORI

Museo d’Orsay, prima domenica del mese. E’ il 6 dicembre. Si entra gratis. Alle dieci, c’è già una buona fila che scorre veloce. Entro e, a piano terreno, scopro la mostra dedicata alla prostituzione, ( 1850 – 1910)  fra la Terza Repubblica e la Belle Epoque. Esposizione ricca e ben allestita, con opere arrivate anche dai musei di Amsterdam e Chicago.

Le tele sono di artisti illustri: Degas, Cezanne, Toulouse-Lautrec, Van Gogh; Edouard Manet, Cezanne, Picasso.

Ma i visi, le gambe, le schiene nude ed i sorrisi algidi tra le cornici dorate a chi appartengono?

Fanciulle, ragazze senza nome, ad eccezione di pochissime, come Olympia e Nana: queste giovani donne si muovono in spazi chiusi elegantissimi, arricchiti di sontuose tappezzerie ( i bordelli ) o aperti ( i boulevard ), nella penombra dei lampioni, sempre, con la stesso magnetismo.

Loro nude, vestiti i clienti; seduttrici le prime, sedotti, i secondi.

Come a dire: l’abito può fare il monaco, ma non dice l’ultima parola in questioni di potere.

Nei negozi, nelle boutiques e negli ateliers si assiste,  invece, al gioco dell’ambiguità: le signorine che non arrivavano a fine mese, arrotondano, facendosi mantenere da qualche cliente. Stessa sorte per alcune danzatrici, anche, ahimè, per quelle di Degas.

Ci sono, poi, due sezioni “vietate ai minori di 18 anni“, protette da tende pesanti di velluto rosso, con foto scattate nei bordelli e poi fatte girare clandestinamente; c’è anche la prima pellicola porno: un amplesso in campagna fra un viandante e una contadina: autore  anonimo, 1920.

Fine della mostra.

Troviamo ora le differenze.   

Che il piacere sia il motore della creazione e quindi del mondo, non è una novità. Non suscita in me tristezza vedere rappresentato il piacere che le donne hanno saputo amministrare nel corso dei secoli, a volte subito, ma, alla resa dei conti, dominato. Trovo più deprimente assistere a forme più diffuse di prostituzione, vendute per zelo, che altro non sono che espressione malcelata dei propri interessi. Penso che ci scandalizziamo del porno ma siamo tutti estasiati davanti alla Cappella Sistina di Michelangelo: quando alziamo gli occhi, ce n’è uno, che sia uno, vestito?

Il problema non è essere nudi; nemmeno farsi pagare per una prestazione sessuale.

Il problema, per chi lo sente, è non fare della miseria uno splendore: non confondere, distinguire e distinguersi. W Nanà!

 Nana (1877) , Édouard Manet

Nana (1877) , Édouard Manet

La donna in camicia o ballerina ( 1906), André Derain

La donna in camicia o ballerina ( 1906), André Derain

Curatori: Marie Robert, Isolde Pludermacher, Richard Thomson,Nienke Bakker

 

CHI HA PAURA DELLE DONNE FOTOGRAFE?
14 OTTOBRE 2015 – 24 GENNAIO 2016

Madame Yevonde (1893-1975), Ritratto di Joan Maude, 1932

Madame Yevonde (1893-1975), Ritratto di Joan Maude, 1932

Altra sorpresa che mi regala il Museo d’Orsay è questa mostra con un titolo che un titolo non è ma è al contempo domanda e risposta.

La riconversione dell’antica Gare d’Orsay , l’antica stazione di Parigi, costruita nel 1900 e dismessa nel 1939, in museo del XIX secolo, è ad opera ( 1986 ) di un donna architetto, con la mia stessa cittadinanza: Gae Aulenti ( 1927 – 2012).

Nei primi anni del Novecento, i più temevano le donne fotografe, visto che la fotografia, come  moltissime altre attività, era considerata principalmente maschile. Tuttavia, in quanto “nuova arte industriale”, mal vista e criticata dai tradizionalisti, la fotografia diede alle donne la possibilità di far parte di circoli ed ambienti culturale; di uscire dalle  camere da letto o da bagno ed entrare, per la prima volta, in quelle oscure.

La mostra, mette in risalto le peculiarità della produzione fotografica femminile.

A cavallo tra le due guerre mondiali, le prime fotografe, si sono confrontate con la modernità, rivolgendo il loro sguardo ed obbiettivo alle fabbriche, all’architettura industriale, ai campi di battaglia, alla politica e alla pubblicità; senza tralasciare il  foto-giornalismo e la moda.

Il fenomeno viene analizzato attraverso le sue manifestazioni sia in Europa – soprattutto in Francia, Gran Bretagna e Germania – che negli Stati Uniti, dall’invenzione ufficiale della fotografia nel 1839 fino al 1945.

La mostra si sviluppa in due spazi:

Musée de l’Orangerie: sono esposte le opere che vanno dal 1839 al 1919, con le foto delle pioniere nel fotogiornalismo o nel ritratto, come Julia Margaret Cameron, Frances Benjamin Johnston e Christina Broom.

Musée d’Orsay: sono esposte le opere dal 1918 al 1945. Le fotografe iniziano a riflettere su generi che erano sempre stati prerogativa dell’universo maschile: il nudo e l’erotismo. Nella raffigurazione del corpo, alcune autrici usano l’autoritratto per esplorare la femminilità, nei suoi simboli e confini. Importante il fermento creativo, con l’organizzazione di mostre, scuole, agenzie, reti di apprendimento e di supporto. In esposizione, tra le altre, Ruth Bernhard (1905-2006) , Tina Modotti (1896-1942) , Margaret Bourke-White (1904-1971)  e Dorothea Lange (1895-1965).

Tina Modotti (1898-1942)Woman With Flag1928, Stampa argentica del 1978 ad opera di Richard BensonCm 24,9 x 19,7, New York, Museum of Modern Art (MoMA), Courtesy of Isabel Carrbajal Bolandi© 2014, Digital image, The Museum of Modern Art, New York / Scala, Florence

Tina Modotti (1898-1942)Woman With Flag1928, Stampa argentica del 1978 ad opera di Richard BensonCm 24,9 x 19,7, New York, Museum of Modern Art (MoMA), Courtesy of Isabel Carrbajal Bolandi© 2014, Digital image, The Museum of Modern Art, New York / Scala, Florence

Wanda Wulz (1903-1984)Me + Cat1932, Stampa argenticaCm 29,4 x 23,2Firenze, Museo Alinari© Archives Alinari, Florence, Dist. RMN-Grand Palais / Wanda Wulz

Wanda Wulz (1903-1984)Me + Cat1932, Stampa argenticaCm 29,4 x 23,2Firenze, Museo Alinari© Archives Alinari, Florence, Dist. RMN-Grand Palais / Wanda Wulz

Barbara Morgan (1900-1992) – We are three women – We are three million women, 1938 © Münchner Stadtmuseum, Sammlung Fotografie

Barbara Morgan (1900-1992) – We are three women – We are three million women, 1938 © Münchner Stadtmuseum, Sammlung Fotografie

CURATORE: PRIMA PARTE Thomas Galifot

CURATORE SECONDA PARTE Marie Robert

A tour concluso, rifletto sulle scelte fatte.

Consciamente, ho prediletto il criterio nuovo ed insolito; nel profondo, ho seguito il filone nuovo ed insolito. Sottotitolo: modo di essere donna.

Un caso? Caso non è, perché da giovane donna appena affacciata al balcone dei quarant’anni, mi soffermo da un po’ ad osservare il panorama che mi si staglia d’innanzi e, tra quello che gli altri dicono che dovrei vedere, quello che vorrei vedere e ciò che  è, passa una gran differenza. Il solito abisso tra eredità,aspettative e realtà. Così, consciamente o no, indago, cerco, mi interrogo su cosa significhi vivere da essere umano del mio sesso e della mia età.

Parigi ha contribuito ad arricchire il  panorama che ho difronte, con  dettagli importanti. Resto al balcone. Deliziata da questa vita. Tormentata dalle sue botole. Pensierosa, perché la precarietà affettiva ed economica è più nera se sei donna e sola. Non bastano neppure le lauree (già già) ,  tuttavia,sempre affascinata dall’originalità dell’esistere, dai signori e, di più, dalle signore che sono riuscite, pur nelle sofferenze che il non convenzionale richiede, a far sentire la loro voce, a lasciare un segno. E non me ne vogliano le amiche, cugine, colleghe, sacre vestali ai fornelli, alcune alla corte di sua maestà il Bimby ma una mostra sul miglior polpettone di fine secolo, ancora non l’ho vista. Ben sappiamo che non ci sarà e non certo per un’offesa di genere. Pur tra le comodità,non perdiamo il gusto alle cose rare e difficili.  È un dovere che ci dobbiamo, perché la storia di soli uomini è stata fatta, letta,e a dirla tutta, non interessa più nemmeno a loro.

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