A teatro, come in un bosco, per ritrovare gli istinti e la poesia della vita.

(foto copertina di Ana Shametaj)

C’è una voce che abita all’ombra, sposta il fango e scorre nei fossi. A qualcuno parla con le labbra socchiuse, usando il volume dell’amore; ad altri, gira la faccia, non perde tempo coi duri di cuore.

Sta’ zitta. Fermati. Ascolta.

Non sono stata ferma al Teatro Bonci di Cesena, il 12 aprile, durante lo spettacolo “Giuramenti”, per la regia di Cesare Ronconi, i testi di Mariangela Gualtieri, i movimenti di Lucia Palladino, la magia e la forza di dodici attori in scena.

Intendiamoci: a strozza e bocconi, lo so fare e l’ho fatto. Ma stare immobile mi mette il cuore in rapina e mi difendo dando galoppo al corpo. Ho ascoltato, però. Bene.

Resterò ora con le cosce sulla sedia, per cucire insieme immagini e pensieri.

Userò una poesia, una canzone e una foto come bussole: la prima per parlare del luogo, la seconda per dare luce alle sue creature; l’ultima si avvicinerà al titolo.

Alla fine, un breve commento che chiamerò stasimo, come gli intermezzi della tragedia greca, in cui il coro illustrava e analizzava la situazione sulla scena.

 

 

DOVE – IL BOSCO

 

“[…] Bosco
covile di volpi e di banditi
nascondiglio di amanti
altare dove ebbero inizio i rituali danzanti
dei centauri
quando Adone infiammava di carezze
il ventre di Afrodite
fino a coprire il sogno di falene in calore
in cui la sorgente preparava
le sue prime acque
per partorire il fiume […]”

Jorge Arbeleche, El bosque de las cosas (Antología) 1968-2006 (Montevideo, 2006)

Entrare a teatro è varcare una soglia. Di più questa volta, in cui la platea è occupata da grandi teli bianchi e il pubblico occupa solo i palchi. Mi siedo in alto, una scelta obbligata e sento di aver compiuto il primo passo verso l’abbandono, quello che ti sposta verso il mistero dell’oltre.

C’è buio attorno, infiacchito da due candele, alcuni fari e un lampadario al centro della platea. Il velluto delle sedie non vince la leggerezza dell’aria, su cui viaggiano il rumore dell’acqua, di un martello battuto sulla ruota di un carro, colpi di gong e percussioni suonati dal vivo; poi il canto dei grilli e parole rotonde che vengono da tradizioni lontane, come quella provenzale.

Respiro e guardo in basso. Sono a teatro o in mezzo a un bosco?

Nel bosco ci sono stati davvero i giovani attori che ci parlano, insieme a Cesare Ronconi,  Mariangela Gualtieri, Lorella Barlaam: tre mesi in mezzo agli alberi, tra i rami e il muschio, a studiare, provare, fermare con la memoria le parole da dire e raccogliere quelle che venivano dall’ombra. Il bosco ha plasmato queste creature. Eccole.

 

stasimo

va’ e non tornare uguale

 

CHI  – LE CREATURE

 

Sono un tiaso senza dèi né satiri, un corteo unico, una creatura sola che salta, grida, scalcia e per un’ora e mezza non smette di celebrare la fatica e la festa che è ritornare a noi. Sul palco, in ordine di apparizione:

 

Coro

Stilita Taciturno, piccola amazzone,

coro

Ragazza Ardente, Acrobati del Pensiero, due corpi Abbracciati

Animale Catturato, ragazza sveglia fra Morti o Dormienti

Schietta Accorata Ragazza, Piccola Amazzone

Coro

Corpo Disteso Baciato Custodito, Ragazza Sveglia fra i Dormienti

Coro

 

Nessuno di loro è un personaggio; senza trama, raccontano il dolore di ciò che capita e non può essere spiegato, la rabbia dell’essere incompresi e, a ragione, addolorati.

Come?

“Con voce appena udita

invocando tempesta

ferocemente”

 

Queste anime antiche che hanno più di cent’anni e sanno volare, mi ricordano “Le creature della cupa” di Vinicio Capossela. Anche loro abitano una zona oscura, vengono da “questo e quest’altro mondo” e hanno visto accadere trasformazioni e incantesimi che solo il racconto può restituire alla fantasia o all’incredulità di chi ascolta. Mazzamaurielli, masciare, pumminali, con altri nomi e senza  vesti ma con la stessa anima misteriosa addosso.

 

“[…] E mentre tornava nel bosco
ha incontrato le sei masciare
caro mastro Giuseppe,
se eravamo sei ora siamo sette,
se me ne esco da queste botte
non esco più a vagare la notte
se me ne esco da queste botte
non esco a fare il porco di notte […]”

Il pumminale, da Canzoni della Cupa, Vinicio Capossela, 2016

stasimo

gettami nell’ombra

mi farò luce

 

IL TITOLO – LE PROMESSE

 

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Gli uomini giurano per fare promesse importanti.

Giuravano i Romani, invocando Giove e con in mano una pietra, augurandosi una fine infelice nel caso in cui avessero detto il falso.

Giuravano i cavalieri nel Medioevo, con le mani distese, il capo scoperto e le ginocchia a terra, per dichiararsi possesso, tenimento, di un altro uomo.  

Per gli dèi, va diversamente: non hanno bisogno di giurare poiché tutte le parole a cui danno fiato hanno il seme della verità e della forza, sono sacre.

A chiare lettere, sul palco, non viene pronunciato nessuno giuramento.

Ma alla fine dello spettacolo, mi ritrovo con con un anello al dito: la promessa d’amore che una comunità visionaria e selvatica dichiara al teatro e alla vita.

 

stasimo

perché giuri, se hai la tua parola?

 

CURIOSITÀ IN PILLOLE

 

GIURAMENTI
regia, scene e luci Cesare Ronconi
testi Mariangela Gualtieri
drammaturgia del corpo Lucia Palladino
con Arianna Aragno, Elena Bastogi, Silvia Curreli, Elena Griggio, Rossella Guidotti, Lucia Palladino, Alessandro Percuoco, Ondina Quadri, Piero Ramella, Marcus Richter, Gianfranco Scisci, Stefania Ventura
cura e ufficio stampa Lorella Barlaam
guida del canto Elena Griggio
costumi Cristiana Suriani
proiezioni Ana Shametaj
costruzioni in legno Maurizio Bertoni
scultura in ferro Francesco Bocchini
produzione Teatro Valdoca
con la collaborazione di L’arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, Teatro Petrella di Longiano
con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Comune di Cesena,
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

 

CUPA

“ Il lato della rupe dove le cose stanno in ombra”, Vinicio Capossela intervistato da Rockol, maggio 2016

JORGE ARBELECHE

“Jorge Arbeleche è nato a Montevideo, dove vive, nel 1943. Poeta e critico letterario (si ricordano in particolare i lavori dedicati alla sua grande connazionale Juana de Ibarbourou), è stato per 25 anni professore di letteratura e Ispettore Nazionale del Ministero di Cultura. Attualmente è consulente letterario dello stesso Ministero. Membro corrispondente della Real Academia de la Lengua Española e della Real Academia de la Lengua Gallega, membro della Academia de Letras dell’Uruguay, della quale è stato anche Presidente. Ha ricevuto premi di poesia e di critica in Uruguay, in Messico e in Spagna. È stato pubblicato in tutti i paesi dell’America Latina e tradotto in francese, inglese, portoghese, italiano e russo. Ha fatto parte della giuria di numerosi premi letterari e festival internazionali”.

http://www.filidaquilone.it/num006arbeleche.html

 

MAZZAMURELLO/ MAZZAMAURIELLO

Spiritello burlone e dispettoso ma non malvagio proprio del folklore meridionale.

https://dizionario.internazionale.it/parola/mazzamurello

 

MASCIARE

“Le streghe (masciar’) erano persone che avevano il potere di evocare forze diaboliche; agivano per proprio tornaconto, o su commissione, non solo facendo del male, ma anche liberando dal male

[…] ”.

http://www.calitritradizioni.it/magia.asp

 

PUMMINALE

“Il Pumminale è il mannaro nato nella notte di Natale, che con la luna piena si trasforma in lupo e va sporcandosi nel fango per trovare refrigerio. Questo Pumminale è versopelo, ha i peli dentro, e al richiamo della luna si trasforma non in lupo, ma in porco maiale. La storia di un meretricio notturno per incontrare il proprio demone e mettercisi d’accordo”, dal booklet allegato al doppio cd, “Canzoni della cupa”, Vinicio Capossela

 

SELCE

Roccia sedimentaria silicea, estremamente dura, compatta e molto tenace, a grana finissima, composta quasi esclusivamente di quarzo microcristallino e calcedonio.

http://www.treccani.it/

 

STASIMO

[dal gr.στάσιμον (μέλος) «canto sul posto», piuttosto che «canto a piè fermo»]. – Nell’antica tragedia greca, canto del coro che divideva un episodio dall’altro (dopo che il coro aveva preso posto nell’orchestra), costituito da uno o più gruppi triadici indipendenti di strofe, antistrofe ed epodo, cantato con accompagnamento di danza, cioè con evoluzioni intorno all’ara, e di musica, col suono della lira e soprattutto del doppio flauto: il tono e le espressioni erano lirici; la lingua aveva una patina dorica.

http://www.treccani.it/

 

TIASO

[dal lat. thiăsus, gr. ϑίασος]. – Nell’antica Grecia, associazione di carattere religioso; in origine era probabilmente un’associazione dionisiaca, che si dedicava spec. al canto e alla danza orgiastica proprî del culto di Dioniso, ma talvolta si costituirono tiasi anche in onore di altre divinità (per es., Afrodite o Eracle); particolarmente importanti per la produzione poetica connessa con la loro attività cultuale (Alcmane, Saffo) furono quelli esclusivamente femminili di Sparta e Mitilene; in età ellenistica il termine passò a indicare genericam. associazioni o confraternite religiose, e in Atene anche una delle minori associazioni comprese nella fratria.

http://www.treccani.it/

 

LINK UTILI

 

TEATRO BONCI

http://www.teatrobonci.it/

 

TEATRO VALDOCA

http://www.teatrovaldoca.org/

 

FILI D’AQUILONE, rivista

http://www.filidaquilone.it/

GRAZIE

all’amico Mariano Doronzo per la foto e a tutte le creature di carne e aria incontrate in questo viaggio