Viaggiare è una necessità. Ma non una necessità limitata alla ricerca di una vita migliore o alla fuga da una condizione invivibile, bensì un qualcosa che è scritto nelle azioni fondamentali della vita, come mangiare, respirare o procreare.
Non risponde a uno stimolo prettamente fisiologico, ma qualcosa dentro di noi ci intima a lasciare ciò che conosciamo per buttarci nell’ignoto, a viaggiare verso mete vicine o lontane, ma sempre nuove, in una maniera o nell’altra. Il viaggiare risponde alla necessità di auto­costruzione caratteriale, della scoperta di luoghi e situazioni lontane e diversissime, e dell’affermazione del sè e del proprio intelletto e della propria sensibilità.

Il più importante viaggiatore sensibile è Ulisse, il simbolo di una potenza intellettuale illimitata di fronte alle avversità, e la curiosità di fronte all’ignoto.
Il viaggio di questo eroe della letteratura classica è un’avventura che risponde agli stilemi del mito fantastico, ma al contempo di una modernità commovente: Ulisse non è solo un uomo che sopravvive alle avversità e all’odio degli dei, ma è una forza capace di apprendere e di adattarsi ai pericoli e alle necessità di una situazione ostile tramite l’astuzia e l’ingegno, tornando finalmente a casa dalla moglie e dal figlio, più saggio e più ricco di esperienze. Ma ciò non basta a Ulisse, che divenuto incapace di dominare la sua fame di conoscenza, tenterà l’ultima impresa di scoperta, varcando i confini del mondo conosciuto, perdendovi la vita.

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La fine dell’eroe e del suo viaggio, secondo la versione di Dante, è una fine degna di un eroe dell’intelletto, che non si limitò mai di fronte a ciò che era dato sapere e ai limiti della scoperta. Dante, che collocherà il re di Itaca all’Inferno nel girone dei consiglieri fraudolenti, colpevole di aver usato per male azioni il proprio intelletto, non potrà però che provare ammirazione nei confronti del peccatore per la sua incolmabile fame di conoscenza e il coraggio di buttarsi nell’ignoto, e al contempo un timore reverenziale nei confronti di ciò che non ci è dato sapere

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Il viaggio di Ulisse verrà rivisto in chiave moderna dall’irlandese James Joyce, esponente fra i più prolifici e amati del modernismo.
Nella sua opera magna, “Ulysses”, lo scrittore trasforma il mito in un viaggio di formazione nella Dublino d’inizio ‘900 della durata di un giorno, dilatato tramite la tecnica dell’introspezione personale e del “moments of being”.

Leopold Bloom, ebreo irlandese, traditore e tradito dalla moglie, compierà un percorso di scoperta di personaggi allucinati e diversissimi, che lo aiuteranno a scoprire sè stesso e il proprio posto nel mondo. Il romanzo, considerato tra i più difficili e al contempo influenti della letteratura inglese, rappresenta il naufragio della società umana e la mancanza di senso dietro quest’ultima. Il viaggio­-passeggiata di Bloom, (viaggio, secondo gli stilemi del modernismo, quasi totalmente interiorizzato), diverrà un percorso formativo nel mondo per coglierne meglio l’insensatezza e accettarne quindi la natura.

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Anche il cinema presterà numerosi omaggi all’eroe greco, fra dirette trasposizioni dell’opera di Omero, a vere e proprie riletture della storia. Fra questi, il film dei fratelli Cohen dal titolo “Fratello, dove sei?”. Questa commedia nera, (genere cavallo di battaglia dei due registi americani), racconta la storia di Everett Ulysses McGill, evaso di prigione e in fuga dalla legge assieme ai suoi due complici nel Mississipi degli anni trenta.

I tre, oltre che cercare di sfuggire alle autorità, dovranno cercare di recuperare il bottino di una precedente rapina, prima che il luogo dove è stato nascosto venga trasformato in una diga. Questo viaggio nella dimensione storica e sociale (e musicale, fondamentalmente) nell’America rurale della Grande crisi, vuole essere, come spesso accade nei film dei Cohen, un percorso didascalico di scoperta e di critica alle piccolezze umane e alla mediocrità del male, tema centrale della filmografia dei due fratelli.

L’impresa e gli incontri di questi tre anti­eroi ne costruiranno inoltre la loro evoluzione sentimentale e civile, trasformandoli in breve da fuorilegge in fuga a uomini rispettati per casi paradossali e improbabili.

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