Inizio d’anno. Calendari nuovi, agende candide e giorni da aprire come lettere d’amore appena arrivate. A terra, in disparte, tra scatole vuote e bottiglie di spumante, l’angolo dei regali di Natale identici a mille altri, gli stessi di ieri, quelli banali.

Per una sintesi mal assortita delle cose che si assomigliano, insieme ai soliti calzini a quadri di nonna, al torrone alle mandorle del collega e al profumo che viene sempre dalla Provenza va a finire anche il tempo.

Perché? Perché è un regalo uguale all’anno scorso. Siamo così malati di novità che lasciamo sul pavimento il tempo, lo trascuriamo, anche quando è un dono.

Nel vortice degli aggiornamenti, con ancora lo zucchero a velo del pandoro ad annebbiarmi la vista e con Frate Indovino che mi guarda dalla cucina (non la mia ma mi guarda, lo so), decido che devo prendere una lezione di tempo.

Mi fermo. Chiudo gli occhi. Da sola che sono, mi ritrovo con di più di quello che cerco.

È inverno ma, di colpo, è autunno e primavera insieme.

La lezione di tempo me la dà il maestro del cinema giapponese,il Sig. Ozu Yasujiro (Tokyo, 12 dicembre 1903 – Tokyo, 12 dicembre 1963)

"Autunno e primavera", Placereani Giorgio, 2015., Editore Tucker Film

“Autunno e primavera”, Placereani Giorgio, 2015., Editore Tucker Film

Gazzetta di Mantova, 19 ottobre 2015. Leggo che, il giorno stesso, in città, presso il cinema del carbone, inizierà una rassegna dal nome delicato e bello come un fiore,“Il cinema gentile di Ozu Yasujiro“: saranno proiettati sei film, che appartengono al periodo d’oro della carriera del regista, restaurati e digitalizzati in formato 2k dalla storica major nipponica Shochiku; la fotografia, il colore e il suono sono quelli pensati, in origine, dal cineasta.

  1. Tarda primavera (Late Spring), 1949, Bianco e nero, 110’
  2. Viaggio a Tokyo (Tokyo Story), 1953, Bianco e nero, 136’
  3. Fiori d’equinozio (Equinox Flower), 1958, Colore, 120’
  4. Buon giorno (Good Morning), 1959, Colore, 94’
  5. Tardo autunno (Late Autumn), 1960, Colore, 129
  6. Il gusto del sake (An Autumn Afternoon), 1962, Colore, 133’

Per raccogliere parte della somma necessaria al restauro di “Tarda Primavera” ( 1949 ), è stata attivata una campagna di crowd-funding ( finanziamento collettivo). Questa operazione rivela aspetti insoliti ed importante sul regista giapponese.

  • Ozu è popolare. Arriva a tutti, anche a noi occidentali che delle geishe conosciamo, per lo più, i luoghi comuni, che trattiamo i fiori di loto come margherite acquatiche e che fantastichiamo sull’alimentazione dei giapponesi, immaginandoli a mangiare solo sushi o sashimi. 
  • Ozu è attuale. Non dice il falso, non millanta soluzioni sui grandi temi dell’esistenza: la famiglia, l’amore, il matrimonio, le relazioni padri-figli, le convenzioni sociali.
  • Ozu non delude, né mi delude Difatti, non resto delusa la prima volta, quando mi accorgo che i film vengono proiettati in lingua originale con i sottotitoli in Italiano; non mi scoraggio la seconda, quando combatto con gli umori di un insolito sonno anticipato; la terza volta, voglio tornare; la quarta, la domenica sera, so già il titolo che daranno (i film vengono proiettati ogni lunedì, per due volte); la quinta, arrivo in anticipo; la sesta, già soffro di malinconia.

Ozu,“il più giapponese dei registi giapponesi”, che si considerava solo un artigiano, né più né meno di quelli di tofu, esprime, con delicatezza e maestria, una poetica profonda e semplice: la vita è cambiamento, cambiare ci fa soffrire ma cambiare è una fatica necessaria. Solo chi si trasforma, chi diventa altro, attraversa la vita con saggezza. Viaggiare verso il destino, senza ironia o con presunzione, è una follia che non merita nemmeno un’inquadratura né un pensiero. Niente, sulla scena, è lasciato al caso. L’ordine che ne risulta, cercato a sorsi di liquore in fase di scrittura, insieme allo sceneggiatore Noda Kogo, serve da elegante architettura per sostenere un vuoto che, senza le teiere al loro posto, senza la televisione o le porte, senza la danza tra sguardi in macchina, battute e gesti, diventerebbe facilmente caos.2b62f9cb-a337-47ae-8745-83ef7bb01a9f

“Lavoro terminato: 103 giorni, 43 bottiglie bottiglie di liquore”,

pag 16, “Autunno e primavera”, Placereani Giorgio, 2015., Editore Tucker Film

E’ andata così: sei proiezioni,sei occasioni per tornare a casa con un tesoro, senza essere stata pirata nell’isola. Prima del buio in sala, raccolgo gli ultimi pensieri:

  • la tradizione non ostacola il cambiamento, lo tiene negli argini. Considerare la tradizione una moda sorpassata è un errore; non è la legge ma la sua voce va ascoltata come quella di un genitore quando parla ad un figlio.
  • l’azione avviene prevalentemente in spazi chiusi– case, bar, treni -, mentre i personaggi si muovono come attori del teatro nō (lett. “abilità” ) su un palcoscenico.
  • lo sguardo della macchina da presa non pretende di imitare il punto di vista di una persona seduta: è solo un modo diverso per fare ordine tra le cose del mondo e riportarle ad uno schema preciso.

A completamento della rassegna, il cinema del carbone sceglie altri tre appuntamenti:

  1. TOKYO-GA

d6879632-ea52-49db-b9dd-4a1acf3f8bfe«La cosa più simile al paradiso che abbia mai incontrato è il cinema di Ozu», Wim Wenders

È questo il documentario che il regista tedesco Wim Wenders (Düsseldorf, 14 agosto 1945) realizza in onore del maestro Ozu e presenta al Festival di Cannes, nel 1985, nella sezione Un Certain Regard.

Wenders non è l’unico a nutrire un’immensa stima nei confronti del cineasta giapponese: “Viaggio a Tokyo”, nel 2012, è stato votato da una giuria di 358 registi da tutto il mondo come il più bel film di tutti i tempi.

Omaggiando Ozu, Wenders filma anche la realtà metropolitana del Giappone moderno, così profondamente diverso da quello che Ozu ha lasciato, poco più di vent’anni prima.

  1. “QUEL CHE È VERAMENTE NUOVO NON DIVENTA MAI VECCHIO. SGUARDI SUL GIAPPONE ATTRAVERSO IL CINEMA DI OZU”

f7bcfbe1-b617-49c8-b2b1-cfe5201902ca

” Nell’esistenza di queste donne, ricchezza e romanticismo sono sostituiti da un duro lavoro, dall’umiliazione e dall’annullamento della propria personalità”,

Una geisha da stazione termale, articolo di Francesca Scotti, Il Manifesto, 2/9/2014, riguardo a “Il mondo dei fiori e dei salici. Autobiografia di una geisha”, di Masuda Sayo, ObarraO edizioni

Francesca Scotti è una giovane scrittrice che vive tra l’Italia ed il Giappone e che ha pubblicato, di recente, il libro “Il cuore inesperto”, Elliott edizioni, 2015. Francesca, in una serie di incontri, dall’atmosfera buona e familiare come i conviti tra amici, con passione, precisione e poesia ci ha introdotto al Giappone, attraverso la sua esperienza, non nascondendoci che quello che ci stava presentando era il suo Giappone ed aiutandoci a scomporre alcuni luoghi comuni, per esempio quello delle geishe.

 

  1. LA CULTURA DEL TÈ IN GIAPPONEbe9e6e60-a346-4af1-9a52-8d2c78c0f4a1

Il 18 novembre, c’è stato, infine, l’incontro con Aldo Tollini, autore del libro “La cultura del tè in Giappone”, 2014, Piccola biblioteca Einaudi. Tollini insegna lingua giapponese classica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nella pur breve presentazione, è riuscito a condensare l’essenza di un rituale che, più che una cerimonia, è una vera propria via alla spiritualità.

«Zen e tè, stesso sapore»

Leggo questo antico detto, nel blog del Corriere della Sera “Le via dell’Asia”, a cura di Marco Del Corona. Qui si chiude il mio viaggio in Oriente. In alcune parole che Marco ed il Prof. Tollini si scambiano nell’intervista, ne ritrovo di già note:

«lentezza, sospensione del tempo, intensità, essenzialità»

Il cerchio si chiude. Ozu e la saggezza del sottrarre ritornano ed io sento di aver imparato la migliore lezione di tempo che la mia anima impaziente potesse imparare.

Ringrazio, con una poesia:

 

ありがとう

arigatou

grazie

e

a tutti

auguro

un anno felice

5f917e95-ce13-41e8-804b-34b0fbee5c6c

CAPODANNO

È capodanno:

tra il cielo e la terra

inizia l’armonia.

 

Masaoka Shiki (1867-1902), poeta giapponese da Poesie, Acquaviva, 2004