– Signora Bovary?

Emma si voltò di scatto. Il viso rotondo e morbido, ancora fresco di toletta, si fece spigoloso e appuntito. Le labbra si disposero compatte per pronunciare l’atto di guerra. Ad Emma dava fastidio sentirsi chiamare Signora. A quell’appellativo ossequioso, gelido come uno stampino di ferro,rispose contrariata e stizzita con un bellicoso sì.

Francia. XIX secolo. Emma Roulat è una ragazza di vent’anni, fantasiosa e piena di vita. Ad uno sconosciuto che vuole spiegarle in una parola il bon-ton, lei, in  un monosillabo, insegna la ribellione e la profondità che lega un nome a ciò che significa.

Schiarita la voce, aggiunse.

  • Perdonerete ma io sono Emma.

Emma e basta.

Sabato 20 febbraio, sono stata a teatro, nelle Marche, a Civitanova Alta:casa.  

In scena, in anteprima nazionale, “Madame Bovary”,di Gustave Flaubert,con la drammaturgia di Letizia Russo e la regia di Andrea Baracco. Una produzione del teatro Khora. Gli attori, per una settimana, hanno provato lo spettacolo al Teatro Annibal Caro e, secondo la formula residenziale, sono stati ospiti di una struttura a loro interamente dedicata, la Foresteria Eugenia: Eugenia, dal nome dell’ultima imperatrice di Francia, moglie di Napoleone III.

(1) Eugenia de Montijo(Granada5 maggio 1826 – Madrid11 luglio 1920), contessa di Teba e decima contessa di Montijo, fu imperatrice consorte dei Francesi dal 1853 al 1870 in virtù del suo matrimonio con Napoleone III; fu l’ultima sovrana di Francia.

 

Lo spettacolo è durato circa tre ore. Uscita dal teatro ed attraversata con passo svelto la piazza, affronto la notte, vibrante come una lucciola d’agosto. Salgo in macchina. Meno di mezz’ora prima di arrivare a casa: ho tempo, via ai pensieri.

la trama

La storia di Madame Bovary non ha polvere né sopra né dentro le pagine del mio libro. L’ho letta diciassette anni fa e la ricordo bene: una giovane sposa, la noia, il marito senza fantasie né talento, la noia;i pomeriggi lunghi e vuoti, lo sguardo lungo e profondo sulle cose; i respiri corti, i desideri caldi e alati, la noia.

Mi è sempre piaciuta Emma e il suo modo di intendere la vita, puro, come un bicchiere d’acqua da bere immaginando la sorgente. Pagine e pagine che Flaubert anima di descrizioni magnifiche e accurate e lei lì, bella e fiera, un fiore selvatico trapiantato in un vasetto di creta. A teatro, vedo Emma identica al profilo che le ho dato varie estati fa, ha pure le stesse ombre e le stesse scintille di luce.IMMAGINE 1

elegante

Emma è una donna elegante. Non c’entrano i merletti, non è una questione di lustrini o sete. Emma è elegante perché sceglie. Elegante: dal latino elegans da eligere scegliere – composto di ex fra e legere scegliere. Emma sceglie di quale sogno vivere: P come passione. Passione al mattino, nella luce pastello del giorno; passione al pomeriggio, tra le note e le care letture di sempre;passione la sera, soprattutto.

Il sogno di una vita intensa, però, non si realizza con le nozze né con la maternità.

“ Dove sono
i timori i tremori
che trovavo nei libri

dove
che negli spazi tra una parola e l’altra
vedevo braccia di uomini che piegavano braccia di donne
denti sul collo e sangue
respiri
peccati.
Dove.
Dove sono.
Dove sono…

La vita ordinaria incalza ed Emma cerca una via di fuga.IMMAGINE 2

scandalosa

“Il fatto è che nel cranio ho un verme come quello delle mele […]
Che mi mangia dentro. E mi muove.

Quando lui ha fame io ho fame.

Quando lui muove piano le sue mascelle affilate

io sono viva.

E le mie labbra si muovono al nome di un uomo e poi di un altro e un altro ancora.

E allora lo studente, il dottorino,

il ricco senza saperlo guidano le mie mani sul mio corpo.

Temo e aspetto

Gustave Flaubert pubblica a puntate Madame Bovary, prima sulla «Revue de Paris» nel 1856, poi in un volume, nel 1857. Il romanzo provoca scandalo.

I tradimenti di una donna trascritti sulla carta, Mon Dieu, che sfrontatezza! Flaubert subisce un processo per oltraggio alla morale e alla religione. A differenza del poeta Charles Baudelaire (1821-1867), condannato con imputazioni simili per la raccolta Les fleurs du mal, Flaubert viene assolto; per difendere la sua opera, pronunciò la celebre frase “Madame Bovary c’est moi!”, “Madame Bovary sono io!”,a testimonianza del fatto che la prima fonte di ispirazione per il  personaggio di Emma erano stati il suo carattere e la sua vita.

 

ribelle

“Emma. Senza Signora. E senza Bovary  

 

Emma, unica e lo stesso sorella di altre donne ribelli: Antigone, Anna Karenina, Violetta. Nike di Samotracia che, senza ali, vola, annulla regole, diventa eccezione, rompe la catena delle abitudini. La lista della felicità che il mondo le consegna non coincide con la sua; lei cancella tutto e ne scrive una nuova.

Le Signore per bene, quelle che non si fanno chiamare per nome perché senza appellativo perderebbero l’orientamento, la leggono e da dietro i ventagli mormorano:

“Sentite!

Dirà mica sul serio la Signora Bovary?”

Matrimonio

Marito

Figli

Qualche arrosto

  • Amore
  • Amante
  • Creature
  • Delizie varie

Emma dice sul serio. Straccia la lista delle cose da fare ed impara a memoria quella dei desideri.

IMMAGINE 3

sognatrice

Avrei voluto

sposarmi la di notte

illuminare la campagna col fuoco

un unico incendio

dentro e fuori di me

nel silenzio

e nel buio

e invece”  

I “costumi di provincia” la circondano, la opprimono, l’angosciano.

A nulla servono i tradimenti, le spese esagerate, le bugie. L’esistenza continua a restare misera, mediocre. Grigia. Di fronte all’urgenza dei debiti, Emma mette alla prova Lèon e Rodolphe, i suoi amanti: tutti uguali. S’accorge che tra l’amore dei sospiri e quello dei gesti, sta l’abisso enorme tra chi ti desidera soltanto e chi desidera volerti bene.

 

Adieu au monde!

 

Emma sceglie ancora. Ci saluta e scompare, lieve e delicata come l’abbiamo incontrata per la prima volta. La polvere di arsenico che inala e la circonda nell’ultima scena sul palco è la perfetta parte di tutta la sua essenza: libera.

Lucia Lavia

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A dare corpo e voce ad Emma, Lucia Lavia, figlia d’arte: questo lo sapevo; attrice appassionata, generosa e precisa: questo l’ho imparato.

Lucia ha ventiquattro anni ed Emma potrebbe essere una sua coetanea. Il patto che Lucia stringe con la ragazza del romanzo di Flaubert è solido.

Via la Signora, Lucia è Emma con forza e candore, assolutezza ed impazienza, con dolore accecante e picchi di estasi. La riscrittura del testo, la regia, le musiche, la scenografia; Berthe, la figlia di Emma, che sul palco è una bambola manovrata, i costumi, gli attori tutti. Ogni dettaglio è all’unisono e in armonia perfetta con il cuore della protagonista.

 

sipario

Gli applausi del pubblico, la meraviglia negli occhi; le parole con cui si apre lo spettacolo mi confermano una certezza:

“Non conosci davvero un uomo

fino alla notte o al giorno in cui vai a letto con lui.
Non conosci davvero una donna mai.

Neanche se quella donna sei tu

Toh! Sono arrivata a casa. Grazie, Flaubert. Grazie, Teatro Khora.

IMMAGINE 5

Credits: foto di Luigi Angelucci

In copertina: Edouard Manet, Ritratto di Berthe Morisot distesa, 1873