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GALASSIE, Elisa Talentino[1]

Lo scrittore russo Lev Tolstoj pensava che le famiglie felici si assomigliassero tutte; mentre quelle infelici, no; credeva, in fondo, che le disgrazie fossero più creative degli agi e del successo[2].

Per il viaggio,cosa succede?

Tutti i viaggi iniziano allo stesso modo: cominciano con passo in là, in avanti. Tuttavia,ognuno ha la sua meta, che raramente è l’aeroporto dove arrivi, la valigia che disfai, il souvenir che compri. La meta ed il senso del tuo andare sono e fanno la differenza.Viaggiare è superare i limiti, sfidare l’altrove; è dire a se stessi e al mondo: “Io non sono un albero, ho gambe e mi muovo. Ho un cuore e lo uso. Ho gli occhi e voglio conoscere”.

C’e chi il viaggio lo fa fuori da sé e va, esplora il mondo visibile, la terra ferma.Vedi Ulisse, il più audace e coraggioso. C’è chi sente l’urgenza di un viaggio diverso, verso una direzione opposta all’esterno, senza regole né limiti; si appassiona e si accalora al pensiero di una rivoluzione tutta interiore.

“Voglio essere poeta, e lavoro a rendermi Veggente. […] Si tratta di arrivare all’ignoto mediante la sregolatezza di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna essere forti, essere nati poeti, e io mi sono riconosciuto poeta. Non è affatto colpa mia.”, Arthur Rimbaud, Charleville-Mézières, 1854 – Marsiglia, 1891

1871. Arthur Rimbaud scrive all’amico Demeny ed esprime il proprio rifiuto verso ogni conformismo. Il Poeta, come un “Veggente”, dà voce ad immagini inconscie, che descrive con un linguaggio nuovo, vicino all’ignoto. Nell’estate dello stesso anno, non ha ancora compiuto diciassette anni e scrive il “Battello ebbro“.

foto 2 RIMBAUD

Mi presento. Sono un adolescente di provincia che dalla provincia vuole fuggire. La detesto. Nutro desideri grandi, di più, immensi e vedo la vita, riesco a concepirla, con una profondità che sfugge all’esperienza e ai più. Voglio raccontare ciò che avviene al di là del visibile e non avere paura delle esperienze che in collegio mi hanno proibito. Mia madre mi opprime. Mio padre? Sarà da qualche parte a godersi la pensione. Sono fragile ed innamorato di un giovane poeta come me, ( Paul Verlaine, 1844­1896 ); ci struggiamo d’amore l’uno per l’altro, ma questo non mi basta. Sono inquieto. Viaggio. Vado in Africa. Niente, la pace mi sfugge.

LA VOCE 

Chi parla, in un monologo immaginato, è Arthur Rimbaud ma potrebbe essere l’adolescente che in autobus si ovatta le orecchie di musica per non sentire i rumori del mondo, quello che a testa bassa cammina perché ha deciso che lo sguardo della strada è più degno di quello di un uomo; potremmo essere io e te quando il cuore va più veloce della testa e che, alla notte, è più grande del cuscino. Il viaggio è tutto interiore, è un’avventura alla scoperta di un nuovo mondo: l’America, certo, ma soprattutto un mondo invisibile.

Poiché discendevo i Fiumi impassibili,
mi sentii non più guidato dai bardotti:
Pellirossa urlanti li avevan presi per bersaglio
e inchiodati nudi a pali variopinti
Ero indifferente a tutti gli equipaggi,
portatore di grano fiammingo e cotone inglese.
Quando coi miei bardotti finirono i clamori,
i Fiumi mi lasciarono discendere dove volevo.

IL TEMPO

Per il tempo che scorre con i calendari, siamo nell’Ottocento ed un anno ha dodici mesi; per quello soggettivo, un attimo è un secolo e un’onda può durare un’eternità.

La tempesta ha benedetto i miei marittimi risvegli.
Più leggero d’un sughero ho danzato tra i flutti
che si dicono eterni involucri delle vittime,
per dieci notti, senza rimpiangere l’occhio insulso dei fari!

LO SPAZIO

Parlando metaforicamente di sé, il poeta abbandona il vascello della propria esistenza in balia
dell’imprevedibile. Lo spazio scompare, così come ogni traccia di verosimiglianza;

Conosco i cieli che esplodono in lampi, e le trombe
e le risacche e le correnti: conosco la sera
e l’Alba esaltata come uno stormo di colombe,
e talvolta ho visto ciò che l’uomo crede di vedere!
Fiori delicati e mostri terribili sorgono e svaniscono nel caos.
Ho visto fermentare enormi stagni, reti
dove marcisce tra i giunchi un Leviatano!
Crolli d’acque in mezzo alle bonacce
e in lontananza, cateratte verso il baratro![3]

Quello che il poeta vede non sono pure fantasie notturne o visioni ad occhi aperti; ma è lo slancio vitale di chi ha negli occhi uno sguardo profondo, oltre il velo delle cose.

L’APPRODO

Partire per un viaggio all’interno di se stessi richiede coraggio, pazienza, ostinazione. Molti non partono, alcuni si perdono, qualcuno, all’arrivo, trova le stelle e riparte; così, all’infinito.

“e ho chiamato un taxi per le stelle, o un aereo, un vascello, non so”[4]

STELLE,STELLE,STELLE
( Tagliola,Ferrario, Benvegnù)

E in un angolo ho visto la luna tra i rifiuti
e non ho capito se mi parlasse o regalasse un sorriso
con una madre che ti accarezza e ti regala un sorriso
e ho chiamato un taxi per le stelle
o un aereo, un vascello, non so
io non so perché
io non so cos’è
io non so perché.
E’ vero questo corpo?
E’ vera questa vita?
Gli alberi, le case, i deserti?
Oh, such a perfect game.
Se tutto è vero
E’ bellissimo.
Non so perché.

[1]www.elisatalentino.it
[2] “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”, Anna Karenina, Lev Tolstoj (1828­1910)
[3]Le strofe citate sono tutte da “Il battello ebbro”, Arthur Rimbaud, 1871, traduzione Dario Bellezza
[4]”Stelle stelle stelle”, canzone degli Scisma, gruppo indie rock italiano. Dopo una lunga pausa, nell’ottobre 2015 è uscito un nuovo Ep di sei brani inediti, dal titolo “MR NEWMAN”, per Woodworm Label.