Viaggiare è come innamorarsi e senza desiderio non accade. La magia che mi muove verso un posto o una persona mi viene incontro in circostanze non sospette e parte da un vuoto, un’assenza, una mancanza di stelle che è dire piacere, poesia, leggerezza. A metà aprile, sono stata a Matera. Un viaggio di milleseicento chilometri, in corriera, da Mantova, con una notte a separare la partenza dal ritorno. Dall’attuale capitale della cultura italiana alla capitale della cultura europea nel 2019 per un workshop di scrittura creativa e sceneggiatura condotto da Silvia Scola, per il Lucania Film FestivalFOTO 1

La scrittura è un incantesimo. La scrittura per il cinema è un incantesimo doppio e mi attrae per due trasformazioni che mette in scena.

 

  1. Le parole che diventano immagini mi fanno venire in mente le metamorfosi dei miti. Apollo e Dafne, per esempio. Apollo insegue Dafne e, quando sta per afferrarla, si trasforma in alloro. Nessuno, quando vede la pianta, pensa al dio del sole ma lui è lì, fatto clorofilla e radici, davanti ai nostri occhi che vedono solo foglie verdi. In sala, vediamo una serie di immagini ma prima di arrivare sullo schermo, esse sono nate parole.
  1. Le parole che lasciano la dimensione solitaria di chi le ha pensate e diventano elemento fondamentale di un’opera corale – un film – è l’incontro più bello che auguro a chi ha il talento di scrivere. L’io che diventa noi è sempre un miracolo, che avvenga in amore o per arte.

Doppio il motivo per cui arrivo a Matera, ma le ragioni per ricordare con gratitudine questi due giorni sono diventate, già a distanza di qualche giorno, molte di più.

 

Sabato 16 aprile

 

SILVIA, MIO PADRE ETTORE SCOLA

Quando indossi un cognome noto a tutti, il tuo nome può essere un accessorio, bello e prezioso ma un accessorio. Ciò che sposta l’attenzione dall’insieme al dettaglio è la bellezza del particolare, la sua unicità: così, una volta che lo hai incontrato, hai occhi solo per lui, dimentichi il resto, il tutto non è più importante come prima ti sembrava.

Arrivo alla lezione di sabato mattina, fresca di viaggio notturno.  Alla reception delle Monacelle, un ex convento riconvertito in albergo e ostello nel cuore del rione antico di Matera, incontro Silvia Scola:è  insieme ad una ragazza per fare delle fotocopie per la lezione. Fabio Morici, uno degli organizzatori del festival, me la presenta. Silvia mi guarda e mi stringe la mano. Mi sorprende la sua semplicità. Potrebbe essere occasionale, ma no: è  una sua cifra. La saluto e vado a raggiungere gli altri. Salgo per delle scale incorniciate da due mura che manca poco e si danno un bacio. Ho il trolley, faccio fatica. Fine della scala e un abbraccio di luce bianca mi viene incontro. Bianca è pure la sala e, seduti, come ad un banchetto, trovo una ventina di ragazzi. Incontro i loro sguardi e mi sembra di prendere il secondo caffè: 100 % arabica, miscela forte e robusta. Mi siedo, Silvia arriva ed inizia la visione. Prendo appunti su dei fogli bianchi, custoditi da una cartellina in cartone riciclato.

FOTO 2 Silvia-Scola

Silvia Scola racconta quello che hanno fatto il giorno prima. Hanno letto la sceneggiatura del film “Una giornata particolare” ( 1977 ), diretto dal padre, recentemente scomparso; subito dopo, hanno visto la scena che il testo aveva minuziosamente descritto – la sceneggiatura è dello stesso Scola, scritta insieme a Roberto Maccari e Maurizio Costanzo.

Quanto più le parole sono precise ed accurate, quanto il lavoro del regista sarà guidato e sensato, in un dialogo fluido e continuo tra parola scritta e agita.

Una volta raccontata la giornata precedente, Silvia ci assegna un compito: riscrivere una scena in versione o comica o drammatica o fantasy o horror.  Linda e Marta sono le mie due compagne di compito. Ci scegliamo, per vicinanza di posti  ma la sintonia è immediata. Decidiamo per una versione comica della scena e cominciamo a scrivere, inventando nomi, luoghi, abiti ed umori.

Alla fine dell’esercizio, leggiamo tutti quello che abbiamo scritto. Silvia ascolta attenta, corregge le sviste, spiega, commenta. Di questa giornata, mi restano come distillati di uve rare e preziose alcune  sue riflessioni:

  • Se vuoi scrivere per il cinema devi essere innamorato della vita.
  • Il cinema è la settima arte e contiene, come una matrioska, le altre sei.
  • Il lavoro dello sceneggiatore è un lavoro in ombra, non da tappeto rosso.

RICORDI. CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO

Dopo esserci rifocillati da Arturo, andiamo al Momart gallery, per vedere il film “Che strano chiamarsi Federico”, 2013. Fabio Morici introduce brevemente il film, in cui partecipa come attore nel ruolo di Giovanni Mosca e lascia la parola a Silvia Scola. Dal suo racconto, esce il ricordo di un film come di un caro quadro di famiglia. Il titolo del film è preso da un verso di una poesia del poeta e drammaturgo spagnolo, Federico Garcia Lorca: “De otro modo”, Canciones, 1921-1924.

Quello che doveva essere un breve documentario di una ventina di minuti chiesto al padre Ettore Scola per commemorare l’amico e il collega Federico Fellini, nel ventennale della sua morte,  diventa un docu-film, con parti ricostruite e d’archivio, in cui la famiglia traina e coinvolge il suo capo in un’impresa a cui aveva deciso di non partecipare più: Silvia e Paola Scola partecipano come sceneggiatrici, i nipoti e la moglie sono nel cast degli attori. Il film vine presentato, fuori concorso, alla settantesima Mostra del Cinema di Venezia. L’addio al cinema annunciato da Scola  è una promessa che, per nostra fortuna, si scolora e noi abbiamo un film che è un’altra declinazione del suo talento.

https://www.youtube.com/watch?v=3xi8u9l3Lyw

 

domenica 17 aprile

Domenica mattina, il sole è alto, le palpebre meno ma tutto il gruppo si ritrova davanti alla cattedrale per fare un giro della città. Francesco è la nostra guida. Ci accompagna attraverso una città antica e giovane in un tempo solo. Ordinati ed attenti ci mettiamo in ascolto. Francesco alterna il racconto della storia di Matera con episodi personali che alla storia di Matera si sono intrecciati. Guardiamo dall’alto il set del film Wonder Woman, da lontano quello che è stato il Golgota nel “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini ( 1964 ) e il lato di montagna scelto da Mel Gibson per  “La passione di Cristo”( 2004 ).

Alle tre, dopo aver pranzato insieme, commentato il menù e controllato lo scontrino totale, prendiamo un gelato e un caffè e siamo ai saluti finali.

– Ciao, ci vediamo presto! – ed ognuno prende la strada del ritorno senza tristezze, certi che ci incontreremo di nuovo.

Io ho ancora tempo per visitare Matera. Meno di quello che scoprirò, improvvisamente, dopo poche ore ma sufficiente per proseguire il giro della città.

Vado a visitare Casa Cava, dove so che Roberto Angelini ha suonato lo scorso anno, scopro La casa di Ortega, dove il rivoluzionario pittore e scultore spagnolo, José García Ortega, morto a Parigi il 24 dicembre 1990, decise di stanziarsi nel 1973.

 

I SOGNI DI FEDERICO, LA MOSTRA AL MUSMA

Infine mi dirigo al Musma, Museo della scultura contemporanea. Tra le varie sculture, scopro che ce ne sono alcune del mio conterraneo Pericle Fazzini ( Grottammare, 1913 – Roma, 1987)  e mi attraversa un brivido di nostalgia per la mia terra, da cui mi allontano e a cui mi avvicino come uno yo-yo impazzito.

Al Musma, fino al primo maggio, sono stati essposti i disegni di Federico Fellini, in una mostra dal titolo: Federico Fellini. Appunti fantastici. Disegni dal Libro dei Sogni.

Pensata per celebrare il sodalizio tra Federico Fellini e Nino Rota, in occasione del cinquantenario della fondazione del Conservatorio “E. R. Duni” di Matera, di cui Rota fu primo direttore, la mostra racconta l’universo onirico del regista riminese, attraverso una selezione di suoi disegni.

“Quando Fellini mi parlava dei suoi sogni, me li raccontava come se fossero dei fumetti da sviluppare, delle storie che erano passate nella sua testa di notte

e al mattino trascriveva con parole, disegni e nuvole parlanti”,

Vincenzo Mollica, Il libro dei sogni, 2008, Rizzoli

Federico Fellini, come anche Ettore Scola, rimase per sempre legato al suo primo amore, il disegno; entrambi lo usavano come naturale prolungamento di se stessi, segno indelebile dell’esperienza comune al giornale satirico Marc’Aurelio, ben ripercorsa nel film “Che strano chimarsi Federico”.

FOTO 3 FELLINI DISEGNI

 

Dopo questo lungo giro, mi merito un toast e un succo, no?

Torno in centro, mi siedo nel bar difronte al Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola, mi godo qualche minuto di relax, rovisto tra la borsa in cerca del biglietto di ritorno e …

E mi accorgo che la corriera non è alle 22, come pensavo, ma alle 19. Guardo l’orologio: sono le 19 meno dieci. Tutto quello che è accaduto da quel momento fino a quando sono riuscita a salire in corriera, assomiglia a una puntata delle comiche in cui i protagonisti,  invece delle braccia, hanno le ali:

“Questo fa ridere?”

Ringrazio Matera e, nell’ordine di apparizione:

Cosimo e Patrizio nel ruolo di tassisti improvvisati e compagni di colazione, Donatella e il B&B “Il Cortile” per l’accoglienza e la ricerca matta e disperata alla ricerca di  un taxi per raggiungere la corriera, Rocco Calandriello e Fabio Morici attenti ed affettuosi responsabili del corso, Silvia Scola, per avermi ricordato che l’uomo conta più del nome, i miei compagni di corso, ognuno per un guizzo particolare, Francesco, il nostro “Cicerone”, Cosimo, ancora, come inviato speciale sulla corriera, il tassista che da Matera mi ha portato a Gravina, senza vacillare un attimo sul buon esito dell’impresa, gli autisti della linea Marino che, nel rispetto della professionalità e delle regole, hanno confermato la preziosità delle eccezioni. Infine, grazie al Cielo!

LUCANIA FILM FESTIVAL www.lucaniafilmfestival.it

CASA CAVA www.casacava.it

LA CASA DI ORTEGA www.zetema.org

MOMART GALLERY www.momartgallery.it  

MUSMA www.musma.it

B&B IL CORTILE www.ilcortilematera.it

LE MONACELLE www.lemonacelle.com

L’ARTURO ENOGASTRONOMIA http://www.larturo.com/