Titolo: Gli antipatici
Autore: Oriana Fallaci
Consigliato da: Giulia Betti

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Descrizione: Ci sono personaggi sempre sulla bocca di tutti, e dei quali tutto si sa e tutto si dice: «Ovunque si parla di loro, ovunque si discute di loro, delle loro gesta, dei loro amori, delle loro corride, delle loro poesie»: sono gli antipatici, sono le star che occupano sempre le prime pagine della cronaca e dei pettegolezzi, che invadono la vita di chiunque senza chiedere permesso per spiattellare sulla piazza le loro storie, pubbliche o private che siano. Personaggi bizzarri, che spesso durante gli incontri svelano lati sorprendenti del proprio carattere, pronti a qualunque cosa pur di farsi notare: sono i protagonisti delle diciotto interviste scelte da Oriana tra quelle pubblicate sull’«Europeo» a partire dal 1954.
Ingrid Bergman, Don Jaime de Mora y Aragón, Nilde Iotti, Federico Fellini, Arletty, Baby Pignatari, Catherine Spaak, Gianni Rivera, Afdera Fonda Franchetti, Antonio Ordoñez, Cayetana d’Alba, Salvatore Quasimodo, Jeanne Moreau, Alfred Hitchcock, Anna Magnani, Porfirio Rubirosa, Natalia Ginzburg e Giancarlo Menotti sono le star intervistate in questa raccolta, dove ogni incontro è introdotto da un ritratto basato sull’impressione personale che la Fallaci si è fatta nel corso della conversazione: «ho fatto precedere ogni intervista da una presentazione […]. Racconta anche altre cose che non sempre hanno a che fare con l’intervista e che, inevitabilmente, contengono un giudizio sull’intervistato. Ciò non piacerà ai cultori del giornalismo obiettivo per i quali il giudizio è mancanza di obiettività: ma la cosa mi turba pochissimo. Quel che essi chiamano obiettività non esiste. L’obiettività è ipocrisia, presunzione: poiché parte dal presupposto che chi fornisce una notizia o un ritratto abbia scoperto il vero del Vero».
E questo giudizio, inutile sottolinearlo, non sarà sempre lusinghiero. Per portare un unico esempio, su Hitchcock che aveva sempre adorato la Fallaci non potrà fare a meno di scrivere: «Ad essere obiettivi, era decisamente schifoso: gonfio, paonazzo, una foca vestita da uomo. Non gli mancavan che i baffi. Da quel grasso di foca il sudore colava copioso ed olioso, in più fumava un puzzolentissimo sigaro che aveva il solo vantaggio di nasconderlo per lunghi secondi dietro una densa nube azzurrina».