Presentato in concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia,A Bigger Splash” era sicuramente il film più atteso in concorso ed è stato forse anche il più visto.
Aperto da calorosi applausi di incoraggiamento da un pubblico attirato dal cast di richiamo che porta i nomi di quattro attori bravissimi: Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts e…Dakota Johnson. Okay, facciamo tre attori bravissimi. Forse è meglio.

A Bigger Splash” deve il suo titolo ad un quadro di David Hockney, che raffigura appunto uno spruzzo in piscina dovuto ad un tuffo appena avvenuto. Nessuna figura umana, solo una villetta borghese sullo sfondo. Un dipinto che rappresenta forse la semplice conseguenza di un gesto impetuoso. E qui abbiamo già trovato una duplice relazione tra dipinto e film: la villetta borghese e la conseguenza di un gesto impetuoso, appunto.

A_Bigger_Splash-foto-film-1150x748La trama è ispirata, invece, ad un film piuttosto simile, ma qualitativamente migliore.
La piscina”, film francese del 1969 firmato da Jacques Deray e interpretato da Alain Delon, Romy Schneider, Maurice Ronet e Jane Birkin. E infatti, guarda caso, i personaggi di “A Bigger Splash”, pur diversi, hanno praticamente gli stessi nomi dei protagonisti de “La piscina”. In entrambi i film si parla di una passione deragliante. Con la differenza che i risultati del film di Luca Guadagnino sono pietosi. Dalla Costa Azzurra de “La piscina” l’azione si sposta in “A Bigger Splash” sull’isola di Pantelleria.

alain-delon-la-piscine-lunettes-vuarnet3the-swimming-poolEstate. Marianne Lane è una matura rockstar che ha appena subito una delicata operazione alle corde vocali. Nel frattempo, si gode le vacanze estive con il suo toy boy Paul, un giovane fotografo con un passato da alcolizzato. L’intesa erotica tra i due è fortissima e passano le intere giornate praticamente nudi nel giardino della loro villetta, tutti presi da un sano e dolce far niente. L’arrivo di Harry, un ex fidanzato di Marianne, sconvolge la tranquilla quiete della vita di coppia. L’uomo, irruento e invadente, è praticamente la versione sorridente e più coatta del Jep Gambardella de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino.

In compagnia dell’uomo c’è anche la giovane Penelope, che l’uomo presenta come sua figlia, di cui però Marianne ignorava l’esistenza, ma forse è la sua amante. Harry si intrufola sempre di più nella vita di coppia di Paul e Marianne, arrivando a cercare di riconquistare la sua vecchia fiamma. Così come Penelope fa delle avances a Paul. Ma, pur fallendo nel suo intento di sedurlo, riesce però a centrarne la fragilità. Questo improvviso “mènage à quatre” è però destinato ad un tragico epilogo che tingerà di giallo il film.

Purtroppo, però, un plot piuttosto interessante, per quanto già visto, non basta a sopperire una regia a dir poco mediocre. Non basta la bellezza dell’isola, il buon cast o la buona trama se non si è capaci di produrre altro che una pellicola patinatissima e finta fino all’osso. Gli stessi attori vengono umiliati e ridotti a delle semplici maschere, delle macchinette senza sostanza, che più che interpretare fanno le smorfie. E a cadere in questo tranello sono soprattutto i poveri Ralph Fiennes, ma ancor di più Tilda Swinton, impegnata in una pellicola che proprio non le rende giustizia.

Ne risente un po’ meno forse Matthias Schoenaerts nei panni del malinconico Paul che, però, pur avendo la fisionomia del personaggio, neanche riesce a convincere, colpa di un ruolo poco definito in fase di scrittura. Le azioni dei personaggi e le loro conseguenze spiazzano e non convincono. Per dirne una, con l’arrivo di Harry, Marianne si finge senza voce come per sottrarsi alla sfida erotica con l’uomo. Uno stratagemma tranquillamente evitabile, visto che non crea alcuna tensione né è rilevante alla narrazione. Invece, a sorpresa, l’unica che risulta convincente è – udite, uditeDakota Johnson nei panni di una Lolita con un’indole fragile e sensibile.Screen Shot 2015-10-01 at 2.38.43 PMAveva dalla sua il fatto di avere il personaggio meno stereotipato di tutto il film, ma anche il fatto che il regista l’abbia praticamente ignorata, lasciandole quindi più libertà. E infatti ha fatto bene. Peccato che abbia sottoposto il resto del cast alle sue ridicole torture. Per non parlare della solita rappresentazione degli italiani, imprigionati nei soliti e irritanti luoghi comuni. Elemento ravvisabile nella figura del maresciallo interpretato da Corrado Guzzanti. Personaggio che non possiede alcuna rilevanza, dato che non ha alcuna utilità alla rappresentazione del contesto passionale che il film è, comunque, in grado di creare.

Anche i dialoghi, il grido di shock di Marianne, o la risata isterica finale dei due innamorati sono finti, prevedibili e forzatissimi.
Il montaggio, in genere, sceglie le inquadrature giuste, ma pure quello a tratti risulta un po’ scontato, soprattutto nella scena dell’arrivo in aeroporto di Harry/Ralph Fiennes.

Unici elementi degni di nota: fotografia e colonna sonora.

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