Il 2016 è appena iniziato. Questo significa l’uscita di film attesi da tempo e l’inizio del conto alla rovescia per altrettanti film (quasi tutti cinecomics). Purtroppo, quest’anno non è iniziato nel migliore dei modi, non tanto per l’uscita di film deludenti, ma a causa di diversi artisti importanti che, ahime, ci hanno lasciati. Stiamo parlando di David Bowie, Alan Rickman, Ettore Sola. Grandi artisti che ci mancheranno sicuramente, ma che hanno lasciato dietro di loro tracce senza dubbio indelebili (film, interpretazioni e canzoni che siano).

Tuttavia, a livello di pellicole, il nuovo anno parte potentissimo, con uno dei film più attesi: “Revenant – Redivivo”. Mi ricordo come fosse ieri il giorno in cui venne pubblicato il teaser; non avevo la minima idea di cosa parlasse il film né di quanto fosse stata complessa e difficoltosa la sua produzione. Tutto ciò che sapevo era che il buon vecchio Leonardo DiCaprio era il protagonista e che la pellicola era stata diretta da Alejandro González Iñárritu, vincitore fresco fresco di diversi premi Oscar.
revenant
Rimasi folgorato dalla visione del filmato, semplicemente il modo in cui era stato montato meritava un riconoscimento. Notai con gran piacere la presenza di Tom Hardy e Domhnall Gleeson. Ciò che però mi convinse di andare a vedere il film il prima possibile fu la fotografia, realizzata senza l’impiego di luci artificiali. In seguito, dopo qualche mese, uscì il trailer ufficiale. Questo faceva capire quale fosse la trama a grandi linee, mostrando qualche sequenza in più. Il tono era più o meno lo stesso del teaser e il mio hype per il nuovo lavoro di Iñárritu era salito alle stelle (insieme a quello per “Star Wars – Il Risveglio Della Forza”). Decisi allora di informarmi sul film, scoprendo che si trattava di una storia di vendetta e sopravvivenza. Ciò che però non feci, fu illudermi che fosse il solito film d’azione, veloce, ricco di dialoghi. Dal tono dei trailer avevo capito che si sarebbe trattato di una pellicola silenziosa, fredda, dal ritmo lento e ricca di interpretazioni lodevoli.

Passano i mesi, esce in America e, finalmente, “Revenant” arriva anche da noi. Non potendo mancare alla prima, dovetti sorbirmi una bella coda prima di entrare in sala. Non pensai nemmeno “spero che ne sia valsa la pena”, perché in cuor mio sapevo che sarebbe stato così. E in effetti avevo ragione. Iñárritu, dopo il fantastico “Birdman”, è riuscito a realizzare uno dei film più belli dell’anno appena iniziato. La prima cosa che ho pensato dopo i titoli di coda è stato metterlo accanto a “Mad Max – Fury Road”. Più ci penso, e più mi sembra di vedere questi due film uno il fratello cattivo dell’altro: uno (“Mad Max”) con la sua frenesia, ricchezza di colori, trasmette un forte calore; l’altro (“Revenant”) è lento, opaco, ha il pregio di riuscire a farti sentire lo stesso gelo che prova il protagonista.revenant Parlando, appunto, del personaggio principale, entrambi i film condividono un character molto simile (Max Rockatansky e Hugh Glass): tormentato, ferito dentro e fuori, di poche parole. A questo punto bisognerebbe notare come Tom Hardy, che nel quarto capitolo di “Mad Max” interpretava l’eroe – se così si poteva definire il suo personaggio – questa volta veste i panni dell’antagonista John Fitzgerald. Non è il solito cattivo che compie determinate azioni contro qualcuno solo perché “è cattivo”, egli segue il suo istinto, i suoi desideri. È avido, egoista, impaurito, determinato. Sa che ciò che ha fatto è giusto ed è convinto di poterla fare franca. Tutto già visto? Certo, ma mai in questo modo, mai con questa magnifica interpretazione.

Parliamo del caro DiCaprio. Non sembrerebbe l’attore più adatto a vestire i panni di qualcuno intento a sopravvivere da solo in una foresta, non solo dilaniato dal desiderio di vendetta che lo affligge, ma anche dilaniato fisicamente da un orso. Come al solito, invece, l’attore più snobbato di sempre agli Oscar (insieme a Peter O’Toole) ci regala una performance a dir poco spettacolare, soprattutto se pensiamo a tutto ciò che ha dovuto subire durante le riprese. Il suo personaggio non parla quasi mai, non ne ha bisogno.

Grande rispetto per Domhnall Gleeson e Will Pouter, ma anche per il resto del cast, che ha svolto un eccellente lavoro.

La fotografia di Emmanuel Lubezki merita una menzione d’onore, non tanto per l’abilità con la macchina da presa senza luci artificiali o per la realizzazione di piani sequenza nel mezzo di scene movimentate (a parte quello), ma per le sensazioni che le sue riprese ci trasmettono. Ci viene mostrata la natura, un magnifico paesaggio nel quale può accadere comunque qualcosa di terribile. Una natura che sembra partecipare alla vicenda, ma a favore di chi, non è dato saperlo. Lubezki ci mette di fronte ai paesaggi sconfinati nei quali i personaggi si addentrano con la consapevolezza di essere seguiti da presenze impercettibili e minacciose.

Tirando le somme, “Revenant – Redivivo” ha tutte le carte in regola per essere considerato un capolavoro del cinema contemporaneo. Come ho già scritto, non si deve andare a vedere questa pellicola pensando a un film d’azione pieno di sbudellamenti. Si tratta di un film in cui lo spirito di vendetta deve convivere con quello di sopravvivenza, che porta a riflessioni interiori alla Terrence Malik, rendendo il film giustamente lento.