I pensieri sono fatti della stessa materia dei sogni, un pensiero felice vale come uno triste, la tristezza te la danno per poco ma pure la felicità non costa nulla! Allora tu che scegli?

Questo è il profondo tema toccato da uno splendido capolavoro che è “L’arte della felicità”, film d’ animazione italiano diretto da Alessandro Rak.

Oltre a fornire allo spettatore continui spunti riflessivi su importanti tematiche di vita, questo lungometraggio apre le porte ad un linguaggio diverso, quello del disegno, per trasmettere il sentimento più reale e condiviso, quello del dolore e della perdita.
Veniamo in contatto con questa sofferenza fin da subito, nel taxi di Sergio, un uomo sulla quarantina che non accetta la recente morte del fratello maggiore Alfredo.larte-della-felicitaIl taxista vive nel ricordo del suo passato, immerso tra cartoline, lettere e vecchie foto, nella sua automobile, dove incontra diversi personaggi con differenti visioni sul mondo che lo fanno riflettere sulla sua condizione e sulla sua solitudine in mezzo a tutta quella gente che arriva, sale e poi scende andandosene dalla sua vita, così come fece il fratello, trasferendosi in India per diventare monaco buddista prima di morire di cancro.

Sergio è arrabbiato con lui per avergli nascosto la sua malattia e per essersene andando abbandonando il loro comune progetto musicale con la quale stavano per decollare, lasciandolo da solo e facendogli perdere il pianoforte e la sua passione.
maxresdefaultIl taxi prosegue per tutta la durata del film, in una Napoli sempre bagnata dalla pioggia e pronta all’apocalisse tanto annunciata dallo speaker radiofonico che fa ogni giorno compagnia a Sergio, con la sua trasmissione “L’arte della felicità”.

Durante questi interventi radiofonici vengono trattati temi molto alti e profondi, scritti con una maestria di pochi e con una sensibilità in grado di toccare ogni animo. I dialoghi sono densi di parole graffianti che vengono gettate in faccia allo spettatore con violenza da un taxista confuso e smarrito che cerca la sua strada.maxresdefault (1)E questo linguaggio viene assimilato e compreso da tutti, perché tocca corde dell’ animo così delicate da risuonare in chiunque si sia sentito disorientato. Proprio questa condivisione con il protagonista ci fa restare incollati allo schermo, sintonizzati sul suo canale aspettando sul finale la melodia completa.

La confusione e la rabbia del protagonista sono quelle di un’ intera società, sommersa dai rifiuti e senza una meta, una società sbagliata che va alla deriva proprio perché poeti e grandi musicisti guidano taxi invece di far sentire la propria voce.
maxresdefault (3)Si inizia a morire quando si nasce, ma questo non è un motivo sufficiente per rifiutare di vivere

Così sostiene Alfredo lasciandoci il consiglio di non farci abbattere dal vittimismo, dalla paura, dallo sconforto, distratti dal passato e senza fiducia in questo futuro che cambia rapidamente e incontrollabilmente lasciandoci solo la scelta della nostra prossima mossa. Si possono fare continui passi indietro, si può stare fermi e tremanti, oppure si può fare anche solo un piccolo passo, ma in avanti. Così, avvolti in una meravigliosa colonna sonora che ci accompagna in tutto il film, restiamo incantanti fino ad un finale intensissimo in cui si abbracciano passato, presente e futuro in cui si sciolgono le catene dell’ angoscia lasciando spazio alla speranza.