Si è detto tanto, se non troppo, riguardo all’ultimo film diretto da Luca Guadagnino. Già in fase di presentazione al Festival di Venezia, “A Bigger Splash” è stato ricoperto da una montagna di insulti, sia da parte del pubblico che da parte della critica (anche se in un festival cinematografico, questa differenza è molto labile).

A deludere è stato principalmente un finale ambiguo, ritenuto poco chiaro, forse addirittura di complessa interpretazione. Ma molti hanno anche parlato di “scivoloni di scrittura”, “dinamiche psicologiche fiacche” e di “inespressività registica”. Ora, mettersi a far guerra a tutte le critiche negative (e ingiuste) finite sul povero Guadagnino, sarebbe un inutile spreco di tempo ed energie. “A Bigger Splash” non è un capolavoro, e di conseguenza non è perfetto.

bigger-splashIntendiamoci, sceneggiatura e dinamiche emotive (due elementi che vanno di pari passo) potevano essere sviluppati meglio, su questo non c’è dubbio. Ma è altrettanto inutile negare un’ormai consolidata consapevolezza espressiva del regista stesso, parzialmente visibile anche in questo suo ultimo lavoro. Tuttavia, questi sono giudizi tutt’al più sterili, del tutto inutili ed ininfluenti per un valido giudizio critico, sviluppato nella sua accezione più ampia. D’altra parte, una buona motivazione per affossare “A Bigger Splash” c’è: la sua totale ed imbarazzante somiglianza con il precedente film dello stesso Guadagnino, “Io sono l’amore“.
io-sono-lamore-881885lio-sono-l-amoreSomiglianza riscontrabile soprattutto nelle rispettive evoluzioni drammaturgiche, due autentiche fotocopie: entrambi i film documentano un’iniziale situazione di perfetta stabilità emotiva (la quiete della vacanza in “A Bigger Splash“e la quotidianità famigliare in “Io sono l’amore“), interrotta da una brusca intromissione, che sconvolge un equilibrio già di per se precario (il produttore discografico Harry e il cuoco Antonio). E, guarda caso, questa alterazione porta inevitabilmente, in entrambi i casi, ad una tragedia non voluta.

E’ proprio questo il significato della piscina in “A Bigger Splash“, un tranquillo ed immobile specchio d’acqua, perfetto nido d’amore per un uomo ed una donna, improvvisamente infranto dal non desiderato tuffo di un altrettanto non desiderato individuo, autentica metafora della destabilizzazione emotiva su cui tutto il film è incentrato. Di conseguenza, “A Bigger Splash” non va criticato per futili e, a mio parere, inesistenti motivi tecnici, ma a causa dell’allarmante somiglianza con il precedente film del suo stesso regista.
Swinton Tilda_stampaSicuramente sono però più allarmanti le innumerevoli recensioni e analisi scritte da illustri critici del grande schermo (per intenderci, critici di quotidiani) che non hanno minimamente notato, tra un ingiuria al regista e una critica al film, questo innegabile parallellismo. Anche con tutta la buona volontà, risulta difficile non sospettare che tutte queste rinomate firme siano “inciampate” all’interno di un’infinita (e pericolosa) spirale di vicendevole influenza critica.