Siete mai incappati nel famoso “blocco dello scrittore”? Sapete, quel momento in cui la vostra mente concretizza un’idea, ma la penna nella vostra mano non scorre su carta. Quella forza sovrumana che di solito si impossessa di voi e scrive al vostro posto viene a mancare. Beh, i Coen sì. La differenza è che loro ne hanno tratto ispirazione per quella che è l’opera migliore della famosa coppia di cineasti: “Barton Fink- E’ successo a Hollywood”.Barton-FinkEppure, non è esattamente la loro opera più famosa. Non tutti quelli che conoscono la filmografia dei due fratelli minnesotani possono dire di conoscere il film che gli ha fruttato ben tre premi al Festival di Cannes. I Coen hanno passato alcune settimane chiusi in una stanza a consumare sigarettescrivere questo film, che è, di fatto, il loro “8 ½”. E infatti non mancano certe citazioni felliniane, a partire da un finale praticamente identico a “La dolce vita”.

Nulla è più affascinante di un’opera scritta per scongiurare il sintomo di un blocco creativo. Per questo, “Barton Fink” è un film complesso e genuino, in cui i Coen si mettono a nudo, portando in scena tutti i fantasmi del proprio immaginario, ma anche il proprio blocco creativo. Un filone che è stato ripreso di recente pure dal regista messicano Alejandro González Iñárritu col Premio Oscar “Birdman”.barton-fink-stillIl film ha per protagonista Barton Fink, uno spocchioso drammaturgo di successo che viene chiamato dalla Hollywood classica per scrivere la sceneggiatura di un film sul wrestling. Chiuso nella sua stanza dell’Earle Hotel, un sinistro luogo del sonoro il cui nome ha una notevole assonanza con l’Overlook Hotel di “Shining”, con cui il film condivide non pochi topoi, Barton incappa improvvisamente nel blocco dello scrittore. Ma l’incontro con lo stravagante Charlie Meadows, il suo vicino di stanza, che si rivelerà essere, in realtà, un serial killer, sarà l’inizio di una serie di avvenimenti esponenzialmente assurdi che metteranno Barton sempre più di fronte alla propria condizione di impotenza.

Se si analizza la precedente filmografia coeniana, viene fuori che i due autori sono molto accurati nel lavoro di scrittura e di costruzione del personaggio. Il blocco dello scrittore rappresentava quindi, per loro, la cosa peggiore.
Il male di scrivere si cura con la scrittura, e i Coen lo hanno provato sulla loro pelle. Barton è, di fatto, la proiezione astrale degli stessi registi. Altra caratteristica della maniera coeniana, riguarda l’idea di “genere”. Qual è il genere di “Barton Fink”? E’ una domanda piuttosto complessa. A prima vista, si direbbe una satira sulla Hollywood classica. Ma è una satira che si macchia di sangue, finendo così per abbracciare un noir alla maniera polanskiana (e penso in particolare a “Chinatown”. Non può essere inoltre una coincidenza che a presiedere la giuria quando i Coen vinsero la Palma d’oro c’era proprio Roman Polanski).7Ma il noir si rivelerà nascondere uno strano dramma dell’assurdo. E, nel tessuto filmico, non mancheranno sprazzi di altri generi. Pensiamo a quando i due poliziotti vengono a cercare Mundt. Qui, il film è improvvisamente diventato una detective story.
Barton Fink” è un film di mente, di testa. C’è anche da dire che nella pellicola il riferimento al rapporto corpo/mente è constante. Un film che nasce dall’angoscia della pagina bianca non può che cercare un disperato aiuto nei classici letterari. Ma, in generale, ciò che succede a Barton non è che la messa in scena del prezzo pagato da tutti i grandi della letteratura che sono scesi a compromessi con la potente e distruttrice macchina hollywoodiana.

Il film in analisi, più di ogni altro della famosa coppia, vanta molteplici riferimenti: dalla psicologia alla filosofia, alla letteratura, al cinema stesso e perfino alla pittura.
I Coen confessano così il loro stesso blocco creativo, il loro “pasticciare” quanto fatto in precedenza. Barton Fink sono loro. Ebreo come loro, autore come loro, incapace di scrivere, ma non di creare con la mente come gli stessi Coen.barton-fink-1991-03-gCritica a Hollywood? Crisi dello scrittore? Mondo del cinema impietoso? Tante sono le possibili interpretazioni. Ma su tutte una preme di più: il potere degli scrittori. Schiacciato dal tycoon Mayhew, Barton finisce per partorire un immaginario assurdo che viene, però, rifiutato dal perfettino mondo hollywoodiano. Dietro la creazione di quel mondo, però, c’è la sua mente, una spiaggia deserta di idee, abitata solo da un’immagine fittizia, su cui Barton finisce, infine, per accasciarsi.