La prima volta che ti baciai avevi freddo, eravamo seduti su una panchina. Mi parlavi di quanto le saponette che si trovano nelle stanze d’albergo ti affascinassero, tu dicesti “ne ho una cesta piena” ed io lì ti baciai. Ora ne avrai tantissime di saponette, e di quelle cuffiette di plastica che tanto ti piacevano, mi piace pensare che le conservi ancora in quel canestro color rosa antico, che tenevi in bagno. Mi piace pensare che ancora balli quando inizia a piovere e ti siedi per terra quando sei stanca, e che ora tu sei soddisfatta di te stessa. Ti vedo addormentarti esausta con il sorriso sulle labbra, e fare sogni bellissimi, che poi racconti a qualcuno che non sono io. Un giorno me li dirai tutti, ti soffermerai sui dettagli più piccoli e perderai il filo del discorso, non finirai mai. Le tue labbra ora sono più sottili, ma la tua voce è ancora candida. Sappi che adoro le rughette che incorniciano i tuoi occhi, più il tempo passa, più ti arricchisci di dettagli. Non vedo l’ora di vederli tutti, e rivederli ancora, li ripeterò a memoria tutti i giorni. A volte penso che avrei voluto vederti sfiorire accanto a me, avrei voluto esserci al tuo primo capello bianco, ed avrei voluto che tu ci fossi quando ho perso tutti i miei. Quando ti baciai su quella panchina i miei erano lunghissimi, ed i tuoi rossi sbiaditi, e solo io avevo i tuoi occhi, solo io li conoscevo. Solo io sapevo decodificare i tuoi sguardi, solo io sapevo coglierne il significato. Solo io li amavo, solo io li possedevo. Ora appartengono a tutti, e tremo nel pensare a quanti si siano innamorati di loro, a quanti nel guardarti abbiano provato una morsa al cuore, a quanti ti abbiano vista ridere e piangere. Sapevo che eri troppo bella, tu fluttuavi nell’aria, eri come un angelo, ti posavi sul mondo come polvere, sapevo che eri nata per l’immensità. Ed il tuo volto ora è immenso, mi avvolge, e quasi riesco a sentire il tuo profumo, ma non sei altro che luce che cade su un telone bianco. Sapevo che eri luce, per questo ti ho lasciata andare. Ed ho torturato me stesso per non scriverti, non chiamarti, non dirti che ti amavo, che ero solo, che non ero niente, che non sono niente. Avrei voluto dirti brava mille volte, ma non potevo farlo, perché seppi di aver fatto la scelta giusta quando vidi il tuo sorriso sul grande schermo trent’anni fa. Non ti ho mai persa di vista, non smetto ancora di sognarti. Quando cammino, immagino di trovarti dietro l’angolo, di abbracciarti, di portarti a bere un caffè, rideremmo da morire, usciremmo un paio di volte a cena, poi ti bacerei, tu scoppieresti a piangere, e ritorneremmo a trentacinque anni fa, su quella panchina, ed andremmo avanti insieme, soddisfatti. Invece dietro l’angolo non ci sei mai. Vorrei tanto parlarti di come sono cresciuto in questi anni, di quante cose ho fatto, di quanti libri ho letto. Proprio ora accanto a me c’è una ragazzina, avrà diciassette anni, ti guarda con curiosità, ha appena sussurrato all’amica che le piace tanto come muovi le mani, la tua gestualità la affascina, e se tu ci fossi stata le avresti bofonchiato “grazie”. Sì, sarebbe stato bellissimo se tu ci fossi stata, e sarebbe bellissimo se tu ora, qui, ci fossi davvero. Penso che nella sala buia, qualche fila più in là, stiano forse brillando i tuoi occhi marroni. Magari, non so, immagino che tu sia solo venuta a trovare tua sorella, ed abbia portato tua nipote al cinema. “Zia,voglio vederti. Portami al cinema”, tu scuoti la testa e quasi le urli dietro, perché sai che ci sono film più belli, ma lei ha scelto proprio quello in cui ci sei tu, e questo ti mette in imbarazzo, però in fin dei conti sai che la vedi poco, e non puoi fare che sorriderle, prenderla per mano ed accompagnarla. Vi accomodate, fila N. Guardi lo schermo un po’ annoiata, ma qualcosa cattura la tua attenzione: un uomo sulla sessantina, fila D. Si è voltato, verso di te. Ti porta alla memoria una panchina forse, dispersa chissà dove, ricoperta di foglie secche trasportate dal vento. “è solo un pensiero” probabilmente, ma l’uomo si toglie gli occhiali; ti scende una lacrima, quegli occhi non li hai mai dimenticati. Finisce il film, non ti alzi ma aspetti che venga lui, che arriva, ti abbraccia, e ti porta a bere un caffè, poi ridete da morire, uscite un paio di volte a cena, poi ti bacia, tu scoppi a piangere, e ritornate, tu e lui, a trentacinque anni fa, su quella panchina, ed andate avanti insieme, soddisfatti. Ora mi volto, ricominceremo insieme, ora mi volto. Sento che questa volta, questa volta ci sei davvero, che questa volta non mi sbaglio, me lo sento. Non sto più sognando, me lo sento, me lo sento che ci sei. Ora mi volto, tu mi guarderai ed il cuore mi batterà forte, tornerò ragazzino. Ora mi volto, lasciami un ultimo respiro e lo faccio, te lo giuro. Ora mi volto, te lo giuro, so che sei là dietro. Ora mi volto.