Inutile dirlo. Del nuovo film di Darren Aronofsky sentiremo parlare per un bel po’.

Accolto con sonori fischi alla sua prima a Venezia, dove era in concorso, poi difeso a spada tratta da Paramount, madre! (la cui trascrizione esatta include la “m” minuscola e il punto esclamativo finale) è un film che divide: chi lo ha adorato, chi lo ha massacrato (una situazione così vicina a quello che si vede nel film), chi invece semplicemente non lo ha capito o lo ha frainteso.

Per comprendere appieno il valore di questo film, occorrerebbe sicuramente fornire una chiave di lettura. Forse per individuare la chiave di lettura adeguata bisognerebbe innanzitutto smontare le false piste su cui il regista sembra volerci far deragliare all’inizio del film.

C’è soltanto un problema: non si può parlare di madre! (mother!) senza spoilerare. Quindi, se ancora non avete visto il film e temete gli spoiler, vado contro il mio interesse e dico: tornate un’altra volta. Se invece lo avete già visto e avete tempo e pazienza (il pezzo è lunghetto, ma perché ce ne sono di cose da dire)…beh, buona lettura!

 

ATTENZIONE: SPOILER!

 

La prima immagine del film è qualcosa di insolito e simbolico e nello stesso tempo tradisce subito la vera natura del film (che – a questo punto lo diciamo – NON è un horror!… almeno non nel senso tradizionale del termine): il volto di un’inquietante donna-torcia. Lo vediamo per un brevissimo istante e subito pensiamo all’Inferno e ad una divinità malefica, forse Ecate (divinità pagana spesso associata agli Inferi, ma in realtà appartenente a tutti e tre i regni conosciuti: dei morti, dei vivi e degli dei).

Poi avviene qualcosa di insolito: delle ceneri iniziano a trasformarsi in pareti, mobili, stanze fino a definire la figura umana di una donna. Lei è Jennifer Lawrence e il suo personaggio, come gli altri del film, non ha un nome proprio (non sono persone fisiche, piuttosto dei simboli), e verrà quindi in seguito indicata come la Madre. E simbolicamente rappresenta sia la Vergine Madre – come in molte locandine del film – che Madre Terra. mother-darren-aron-large-1

La vediamo quindi che si risveglia e che va alla ricerca del suo partner maschile, che per comodità chiameremo il Padre (ma la sceneggiatura chiama Lui, come spesso viene indicato Dio).

Il personaggio di Javier Bardem è invece il Creatore benevolo capace di amare i suoi figli oltre i limiti umanamente immaginabili (ma nel film i concetti di Bene, Purezza e Amore assumono una forma alta, lontana dai carnali e restrittivi vincoli umani). E per ribadire la sua funzione creativa il regista gli ha affidato una professione ben specifica, quella di scrittore, sebbene stia affrontando un periodo di crisi creativa.

I due vivono in una bella casa in aperta campagna dove al di fuori c’è soltanto la natura.

La casa rappresenta il mondo. Ma potrebbe anche rappresentare il Tempio, il luogo di culto dove tutto ha avuto origine, l’oasi di pace costruita in mezzo alla natura che accoglie tutte le anime tormentate per dare una speranza all’umanità, il luogo sacro che deve essere onorato e mai violato.

La Madre si prende cura della casa, di cui è guardiana, protettrice e serva. Ed è guardiana anche del fuoco sacro, che tiene segretamente nascosto nelle fondamenta del Tempio in quanto prezioso bene che se finisse nelle mani sbagliate potrebbe essere usato impuramente. E in quanto partner dell’artista è ovviamente anche la Musa che vorrebbe ispirarlo.

Il Padre si presenta invece più distaccato dalle cose materiali, eccetto per un piccolo, apparentemente insignificante, simbolico oggetto: un cristallo, l’unica cosa che è riuscito a salvare della sua precedente abitazione, distrutta da un incendio.

A questo punto, un uomo (Ed Harris) si presenta alla loro porta. È la prima visita che la coppia riceve (e sì, ce ne saranno altre) e al primo uomo giunto al Tempio daremo il “casualissimo” nome di Adamo. Quest’ultimo ha trovato il Tempio per puro caso mentre cercava un semplicissimo B&B. Intorno non c’è altro, così il Padre lo invita a restare (nella sua ottica l’ospite è il viandante da accogliere), nonostante la Madre non ne sembri molto entusiasta.

La presenza dell’uomo mette quindi a disagio la Madre, che comincia ad avere attacchi d’ansia e a fare uso di tranquillanti, oltre che ad avere visioni in cui c’è di mezzo il sangue. La situazione diventa per lei ancora più angosciante quando i tre vengono presto raggiunti dalla consorte del loro ospite (Michelle Pfeiffer), che chiameremo Eva. Quest’ultima sembra nutrire un morboso interesse per la casa e i suoi abitanti, oltre che ad avere un’evidente indole tentatrice.madreScontro tra due coppie come in Carnage? No, non è qui che andrà a finire il film.

Una conversazione tra le due donne tocca il tasto della maternità. La Madre viene accusata dalla sua ospite di non volere figli e per un attimo si ha perfino la sensazione che i due ospiti siano una sorta di coniugi Castevet e che il film sarà quindi un adattamento di Rosemary’s Baby, ma… no. Siamo di nuovo completamente fuori strada.

Torniamo dunque a studiare il comportamento del personaggio di Michelle Pfeiffer. La sua definizione come Eva risulta chiara in seguito ad un piccolo incidente: è lei a distruggere il cristallo. In seguito a questo evento, il Padre caccerà i due ospiti dalla stanza del cristallo e ne impedirà l’accesso bloccando la porta con delle assi di legno. E questo è il primo ed importante capitolo biblico (la cacciata dal paradiso terrestre, appunto). Il secondo è ancora più emblematico: il gruppo viene infatti raggiunto dai due figli della coppia Harris-Pfeiffer, i quali stanno furibondamente litigando per una questione di eredità. I due fratelli li chiameremo Caino e Abele, ed andrà a finire esattamente con l’uccisione del secondo da parte del primo, nonostante il vano tentativo della Madre di mettersi tra i due.

E qui abbiamo chiaro il fatto che si tratti di un film biblico. Forse non nel senso tradizionale del termine, ma comunque un film biblico. In particolare, la domanda che sembra porre il film è questa: come sarebbe la Bibbia se fosse ambientata ai giorni nostri?

Usciti i visitatori, il Padre e la Madre sono di nuovo padroni della loro casa, che la Madre di nuovo riordina con amore.

Durante la notte, Adamo ed Eva ritornano con piccolo seguito per il funerale di Abele. Quindi, confermato: la casa rappresenta il Tempio, il ritorno del figliol prodigo appare così giustificato in relazione alla funzione della casa come luogo di culto. Per questo il Padre accoglie gli ospiti, mentre la Madre appare infastidita da quell’improvvisa irruzione notturna. Questa volta però manifesta il suo disappunto al Padre e i due discutono aspramente, ma alla fine fanno l’amore. Sono pur sempre due dei, quindi per loro l’amore (inteso in senso molto ampio e puro, ricordiamolo) deve prevalere sull’odio (e non a caso la prima parola che pronuncia la Madre ogni mattina al suo risveglio quando nota che l’altra metà del letto è vuota è proprio “Amore”). Dopo la loro unione, la Madre capisce quindi di essere incinta. Nulla di strano se continuiamo a considerare i due personaggi come due divinità e che quindi anche il concetto di fertilità non segue i lenti ritmi umani.

Il bambino che nascerà avrà quindi inevitabilmente un compito messianico. Ma per la Dea/Madre quel bambino è soltanto un figlio da proteggere dal male del mondo, proprio come per il suo Tempio.

In seguito all’annuncio della gravidanza, il Padre ritrova quindi la sua ispirazione artistica riprendendo a scrivere a più non posso.

La donna ha quindi creato la vita nello stesso istante in cui l’uomo ha creato l’arte. Forse da questa doppia creazione deriva il binomio Arte/Vita. Di certo c’è la donna dietro alla creazione dell’uomo che, contrariamente a lui, intende preservare la sua creazione e quindi non rinunciare alla sua intimità, non inseguire biechi fini commerciali. Quello della Madre rimane dunque un personaggio puro immerso in un contesto dove regna l’avidità più assoluta.

In seguito alla popolarità raggiunta dal Padre, di cui tutti conoscono e osannano gli scritti (forse una metafora delle Sacre Scritture) e lo venerano come un Dio, la situazione precipita rapidamente. Il Tempio viene così assediato da adoratori che si attaccano alla devozione verso il Padre nella sua forma più assurda e malata. Il Padre, da Dio benevolo che tutto permette e perdona, accoglie quindi nel proprio Tempio anche i soggetti più discutibili, forse convinto della loro bontà di fondo. Non la pensa allo stesso modo la Madre che già da piccoli comportamenti degli adoratori capisce che c’è qualcosa che non va. E infatti, un piccolo incidente involontario qua e una piccola trasgressione là, un po’ alla volta gli adoratori non solo aumentano considerevolmente ma iniziano a sfasciarle la casa.hero_mother-tiff-2017

Siamo quindi alla dissacrazione del Tempio. Il Verbo è stato diffuso ma gli esseri umani sono troppo avidi e impuri, e quindi sordi per ascoltarlo (e mi verrebbe da dire la stessa cosa anche su Aronofsky e i suoi detrattori).

La Madre è quindi smarrita: non sa più come combattere il male che ha ormai invaso il mondo e comincia a riconsiderare i propri concetti di pace, amore e bene, tuttavia continuando a lottare per la sua stessa purezza (ma forse per noi comuni mortali, troppo dipendenti da sensazioni terrene, è soltanto un personaggio passivo e privo di spessore e non una fiera e silenziosa guerriera della purezza).

Per proteggere la donna dalla folla impazzita, il Padre apre quindi l’accesso alla stanza precedentemente sigillata (quindi il Paradiso) e lì si rifugia con lei. Ed è proprio qui che la Madre dà alla luce il bambino (e siamo alla Natività).

Il Padre vorrebbe aprire le porte, mostrare il bambino ai suoi fedeli (che però non sono mossi da un autentico sentimento di fede), ma la Madre si oppone fermamente. Come biasimarla? Gli umani le hanno appena dimostrato di non meritare le chiavi del Paradiso.

Tuttavia, per il Padre il concetto di amore va oltre questo. Così, approfittando di un momento di distrazione della Madre, mostra il bambino ai suoi adoratori. La Madre se ne rende subito conto e accorre prontamente. Il bambino viene passato tra la folla e la Madre cerca in tutti i modi di salvarlo. Poi, il rumore delle ossa schiacciate. La Madre si fa largo tra la folla e giunge ad un altare in casa dove ritrova la sola carcassa del bambino. Ed è allora che nota con orrore che gli adoratori si stanno nutrendo delle carni dell’infante (il pane è stato quindi spezzato e distribuito).

Giustamente i fedeli, non possedendo la purezza della Madre, credono di lavarsi dai peccati attraverso il sacrificio dell’agnello sacro. Ma qui la Madre, accecata dal dolore (e non dall’odio), si ribella punendo i singoli adoratori. Allora la folla si avventa su di lei in un edipico stupro e tentato uxoricidio (la sua purezza è un valore incomprensibile per l’umanità e quindi inevitabilmente soggetta al martirio), ma viene salvata in extremis dal Padre.

Ma il Tempio ha perso la sua sacralità ed il mondo è ormai contaminato dall’avidità. E la Madre stessa è contaminata: ha ucciso e ha quindi perso la purezza per cui aveva a lungo disperatamente combattuto.

La Madre, nonostante il Padre tenti di dissuaderla, compie allora una scelta estrema: distruggere il Tempio con il fuoco sacro. Distruggere per ricreare, per dare una seconda chance al mondo, per salvare quindi l’umanità. La sua non è una vendetta, bensì un sacrificio: il suo cuore è infatti ancora puro (sebbene imprigionato nel corpo contaminato) e chiede al Padre di estrarlo. Sarà proprio grazie al suo cuore che all’umanità verrà data quindi una seconda opportunità.mother2Il Padre le apre quindi il corpo e le estrae il cuore, il cui esterno si polverizza e all’interno trova un cristallo identico a quello precedentemente violato da Eva. E allora ride felice per la speranza ridata all’umanità.

Si tratta di una scena emblematica che risulta particolarmente rilevante per il rovesciamento di ruoli operato: abbiamo sempre creduto che il mondo si fondasse, in una falsa lettura freudiana, sull’uccisione del Padre quando invece si è sempre fondato sul martirio della Madre.

Da qui in poi il film torna all’inizio. Abbiamo di nuovo l’immagine della donna-torcia nella quale stavolta riconosciamo le sembianze della Madre. Dalle ceneri del Tempio ormai distrutto iniziano a prendere forma pareti, mobili, stanze fino a definire la figura umana di una donna. E di nuovo assistiamo al risveglio della Madre.

Tutto come prima, dunque. Ma la ciclicità del tempo è un altro dei temi affrontati dal film. La seconda parte del film subisce infatti una brusca accelerazione. Perché? Perché questa non è la storia dell’umanità vista dall’umanità, ma quella dell’umanità vista (e giudicata) dall’alto. E d’altronde anche la linea guida adottata dai due attori protagonisti, e soprattutto dalla Lawrence, per le loro rispettive interpretazioni sembrerebbe essere questa: come si comporterebbero oggi Dio e la Madonna?

L’ansia iniziale della Madre, la sua paura, le sue visioni-presagio, la sua diffidenza sono quindi indice di una consapevolezza del male radicato nella viziosa natura umana. E una delle testimonianze più evidenti è proprio la ciclicità del tempo: non importa in quanto tempo esatto e con quali piccole varianti, la Storia si ripete ogni volta in maniera praticamente identica. Una storia di aggressione e di avidità in cui il Bene viene cannibalizzato. Il martirio della Madre è una storia che si ripete nei secoli in tutte le sue forme (dal ratto delle Sabine alle streghe bruciate sul rogo fino alla distruzione di Madre Terra).

Non solo ogni giorno ci viene data una seconda chance per auto-distruggerci, ma ci siamo persino costruiti una falsa immagine del male (Ecate si rivela alla fine essere la stessa Madre, e quindi un’immagine benefica e non un’immagine maligna come avevamo pensato all’inizio del film) per sfuggire alle nostre colpe. In più ci rifugiamo nella sicurezza dell’amore incondizionato di un Dio che non giudica ma che tuttavia non è il nostro vero creatore né è lui ad essersi immolato per noi. L’invocazione comunemente usata non dovrebbe essere quindi Dio! ma madre!

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Madre! racconta quindi la cosa più ancestrale e disgustosamente naturale che potremmo mai immaginare, ed è per questo che è uno schiaffo morale. È un’opera allarmante per la pesantezza del tema affrontato ed anche le reazioni contrastanti che il film può aver suscitato sono testimonianza del nostro vero ruolo nel mondo.

La tematica proposta da madre! è sicuramente l’aspetto più interessante e disturbate del film di Aronofsky ed è quindi un film che va letto principalmente in relazione alla sua tematica. Perché non è un film che vuole piacere, ma è un film che chiede soltanto di essere ascoltato (sì, proprio come le implorazioni della Madre che si sentono nel film e che molti hanno ingiustamente classificato come pure “urla”).

Il Bene non è in alto, in un mondo altro a cui aspiriamo e come noi stupidamente crediamo, ma è proprio accanto a noi, nelle urla di una Madre che corre tra la folla cercando disperatamente di salvare il frutto del suo ventre, anche a costo del martirio (ripetuto). E quella flebile esclamazione del titolo con la “m” minuscola è soltanto una richiesta di perdono messa in bocca ad un’anima tormentata nel bel mezzo dell’Apocalisse.

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