“Ti ricordi ancora come, molto tempo fa, addestravamo i nostri pensieri? Molto spesso partivamo da un sogno. Ci chiedevamo come colori di tale intensità potessero emergere, nell’oscurità più totale, dentro noi stessi. Con una voce bassa e morbida. Dire grandi cose. Discorsi sorprendenti, profondi e precisi. Immagini e parole. Come un brutto sogno scritto in una notte tempestosa. Sotto occhi occidentali. I paradisi perduti. La guerra è qui.”

Una storia in 5 capitoli come le dita di una mano, “una canzone rivoluzionaria”.

Le Livre d’Image non è né un film, né un libro. È un pasticcio filosofico fatto di estratti di film di altri autori, archivi, reportage televisivi, frammenti testuali e musicali. Una dissertazione audiovisiva che invita gli “occidentali” a riflettere sul mondo arabo.

Nota: il film si chiama “Le Livre d’Image”, immagine senza “s”. Ci viene mostrata un’immagine unica, il quadro generale, forse, volutamente nascosto sotto una miriade d’immagini straripanti.

Distrazioni.

Un’esperienza visiva distorta, potente e avvincente, proprio come un “brutto sogno”. Apparentemente insensata nel suo chaos dirompente, ma come in ogni sogno, ogni singola immagine, parola o suono ha un significato.

L’autore ci presenta la sua visione sotto forma di un carosello di “fatti storici”, accompagnato dalla sua voce roca che recita versi.

Inizia con sequenze di film, apparentemente disconnessi, e finisce con notizie di telegiornali (molte di Al Jazeera) e una breve lezione di storia araba.

I video sono criptati, proprio come quel “quadro generale” che la società crittografa nella nostra coscienza. Vanno avanti e indietro, interrotti da una voce fuori campo, una canzone, un silenzio o ancora un’altra immagine.

Godard parla di arte, classi sociali, guerra, comunismo e storia del mondo (con un’attenzione particolare all’immagine orientale contrapposta a quella occidentale). “L’unica cosa che sopravvive è l’arte”, dice.

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Tutto è conferito in modo onirico. Anche i titoli di coda (usati per il teaser) non sono alla fine, ma nel cuore del film (a circa metà della sua durata). Una scelta profondamente intelligente utilizzata come una sorta di selezione naturale. In effetti, molti hanno lasciato la sala durante i finti titoli di coda, qualcosa che un cinefilo puro e duro non avrebbe mai osato fare. Se non capisci, tanto vale che te ne vai.

Ad una prima occhiata, Le Livre d’Image potrebbe apparire come un’installazione pretenziosa da galleria d’arte; invece l’overdose di immagini è disposta in modo tale che si posi nel tuo subconscio. Un film lento da digerire. Ti farà mettere in discussione la vita e te stesso, ancora e ancora.

Molti riducono il film alla mera propaganda politica; ma Godard ci ricorda: “molti non pensano”.

Non sta cercando di convertirci al suo credo politico. L’autore è al di sopra di tutto ciò.

Fare qualcosa dai significati molteplici. Qui giace il genio dell’artista.

Questo è un manifesto di libertà. Un invito a pensare per noi stessi.

Hai il diritto e il dovere di decodificare un’immagine in un libro crittografato.

Grazie per questo regalo, Maestro.