Il regista kazako Adilkhan Yerzhanov ci regala “The Gentle Indifference of the World”. Il titolo poetico (una citazione di Albert Camus) è il set di quello che sarà un viaggio giocoso e serio nel selvaggio est post-sovietico. Uno dei migliori film romantici di Cannes quest’anno.

Un film ben girato che ti lascerà speranzoso e tuttavia triste. Ogni inquadratura è innegabilmente un’opera d’arte.

L’arte e l’amore sono la stessa cosa per i nostri due eroi.

Saltanat è una giovane donna che vive una vita di libri e dipinti. Meravigliosamente melanconica e pura nel suo vestito rosso un po’ cliché e parasole che indossa per quasi tutta la durata del film (ispirato alle donne eteree di Monet).

È costretta a lasciare la sua vita modesta e idilliaca in campagna per andare in città – per così poter pagare i debiti di suo padre. È seguita dal suo ammiratore Kuandyk, che sembra essere un buffone all’inizio.the-gentle-indifference-of-the-world

Come in una tragedia greca, Saltanat e Kuandyk vengono inghiottiti dai loro obblighi. I poveri e gli incolti hanno poco o nessun ricorso alla giustizia, specialmente quando i ricchi e gli avidi fanno le regole per soddisfare i propri bisogni.

In un mondo di corruzione e violenza burocratica, i due protagonisti sono costretti a prendere alcune decisioni sbagliate e finiscono per tradire quegli ideali che sono stati così vicini a loro.

Anche il cambio di Saltanat da un abito rosso ad uno nero, connota elegantemente le fredde realtà della grande città. La perdita della virtù. L’innocenza rubata.

Prendere il veleno significa accettare il proprio destino. Dare la colpa al mondo. La consapevolezza è ciò che ci fa più rabbrividire, perché la conosciamo troppo bene.

Ma il dolore è alleviato dall’estetica. Lunghe angolazioni fisse e l’uso sorprendente dei paesaggi naturali.

Solo l’amore è reale, e poi, ci sono sogni (quando Kuandyk usa i disegni a gesso infantili per fingere di far volare Saltanat a Parigi).

Essere ingenui non ti porterà da nessuna parte, ma se non sogni, potresti anche essere morto.