The Master è forse il film più sottovalutato, discusso, complesso ed enigmatico di Paul Thomas Anderson, su cui non si finirà mai di scrivere. E sono in molti ad essersi arrovellati sul significato profondo che si cela dietro a questo film, che il regista fa di tutto per nasconderci.

La difficile comprensione del film sembra essere legata alla difficoltà a riconoscere un lato oscuro dietro quella sua superficie bellissima, ben fotografata e resa da una mise en scène da film americano classico.

Certo è che non si tratta- come qualcuno ha scritto- di un film su Scientology.

Di cosa parla allora The Master? Dell’America disillusa del dopoguerra, delle pulsioni, delle sette, del sogno americano e degli intrighi di potere. D’amore, accettazione e dominazione. Ma soprattutto dei rapporti umani malati e vuoti come quello che si instaura tra i due protagonisti.
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1941. Freddie Quell è un soldato della marina americana affetto da un disturbo sessuale di tipo ossessivo-compulsivo. Il suo modo di parlare contiene almeno un termine legato alla sessualità e, isolato in una spiaggia con i suoi compagni d’armi, passa le giornate a creare sculture di sabbia raffiguranti donne nude per poi simulare con queste un rapporto sessuale o a sfogarsi nell’atto auto-erotico.

Fin da subito, si ha chiara l’idea di questo personaggio come un triste reietto incline ai propri istinti animaleschi, quasi fosse regredito ad uno stato bestiario.

A causa di questi suoi comportamenti stravaganti, viene rimpatriato affinché curi le sue turbe psichiche. Tuttavia, le sedute con lo neuropsichiatra non si rivelano produttive né tantomeno Freddie è in alcun modo realmente interessato a riconoscere il suo evidente stato di malattia.

In più, il reinserimento nella società non è dei più facili: lavorando come fotografo, passa le giornate ad infastidire i clienti o a consumare fugaci rapporti con ragazze sconosciute.
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Privato del suo sorriso, dedito al bere, Freddie si inventa addirittura un misterioso intruglio che è solo ad usare come espediente per i rapporti con il prossimo. I suoi comportamenti oscillano tra la totale apatia e l’improvvisa euforia. Freddie, da disadattato, non è in grado di adattarsi alla società americana del dopoguerra e sembra perennemente animato da un desiderio di fuga, come alla ricerca di un altrove dove poter esprimere liberamente la sua indole selvaggia penalizzata dall’America perbenista.

Una sera si imbuca già ubriaco ad un party che si tiene su una nave attraccata. Si risveglia il giorno seguente sulla nave in alto mare e diretta a New York senza neppure ricordare come ci sia arrivato. Ed è qui che Freddie fa la conoscenza del comandante Lancaster Dodd, “scrittore, medico, fisico nucleare e filosofo teoretico, ma soprattutto un uomo”. Lancaster subito avverte in Freddie una sensazione di déja vu, pur non riuscendo a ricordare dove potrebbe averlo già conosciuto. E’ lui a fargli notare il suo stato di aberrazione, riconoscendo i suoi problemi mentali.
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Preso in simpatia da Lancaster e dalla sua giovane moglie Peggy, Freddie viene così a contatto con la Causa, una setta incentrata su una visione scientifica della natura umana e i suoi problemi fisici e mentali, di cui Lancaster è il carismatico leader.

Convinto sostenitore di una diretta relazione tra la salute mentale e quella psichica, Lancaster è inventore di una serie di insegnamenti consistenti in sedicenti esercizi atti a migliorare le condizioni fisiche e mentali dell’uomo. Tuttavia, le sue idee non sono benviste dalla società americana di quegli anni, da cui è stato emarginato, proprio come Freddie, vivendo perlopiù per mare.
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Freddie pur inizialmente reticente finisce con l’essere affascinato dalla figura carismatica di Dodd. In lui, nell’unica persona che non lo emargina e non lo giudica, Freddie intravede una possibile via di salvezza per i suoi problemi al sistema nervoso e prende forse per la prima volta in seria considerazione l’idea di poter guarire divenendo il suo più fedele adepto.

La convivenza tra i due uomini non è però sempre strada in salita. Dodd ha infatti dei nemici che cercano di screditarlo, di spingerlo a contraddirsi, a rivelare la sua natura di impostore e che, quando non riesce a combattere con la sua solita diplomazia, ricorre a subdole latenti minacce. A nulla serve il tentativo di Val, figlio di Lancaster, di avvertire Freddie del pericolo rappresentato dal padre: “si inventa tutto man mano”. Freddie non solo non vede (o finge di non vedere) l’ambiguità di Dodd, ma lo difende a spada tratta, comportandosi selvaggiamente con i suoi oppositori e venendo infine arrestato per aver opposto resistenza alla polizia nel corso di una perquisizione alla sede della “Causa”. Un comportamento condannato da Dodd e che rischia di mettere la Causa in una situazione ancora più difficile.
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Lancaster, messo in guardia da moglie, figlia e genero circa il pericolo rappresentato da Freddie, per i quali “forse è una causa persa, o forse è pazzo”, non perde la sua determinazione nel volerlo sinceramente aiutare, convinto nel potenziale della Causa.

Quando Freddie viene finalmente rilasciato, Lancaster lo trasforma nella sua “scimmia ammaestrata” sottoponendolo ad una serie di esperimenti con cui crede di riuscire a migliorarlo. Così Fredde si convince infine di essere guarito. Ma un giorno Freddie, spinto da Lancaster a fare un giro sulla sua motovettura, si allontana e non torna più rivelandosi ancora una volta irrecuperabile.
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Credendo di essere pronto per ricongiungersi con la sua vita passata, va a cercare la sua ex fidanzata Doris, scoprendo però che è ora sposata e con figli. Il passato da lui faticosamente inseguito non esiste più e dovrà ora imparare ad accettare la realtà. Qualche giorno più tardi, Freddie riceve la telefonata di Lancaster che, riuscito finalmente a ricordare un loro precedente incontro, lo invita a Londra promettendo solo allora di rivelarglielo.

Giunto al luogo dell’appuntamento, Freddie si ritrova una Peggy improvvisamente ostile, che afferma di aver smesso di credere in lui. Dopodiché, Lancaster gli rivela un loro precedente incontro avvenuto in un’altra vita a Parigi durante la guerra franco-prussiana. Ora Freddie può scegliere: restare col Maestro oppure andare via per sempre.
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Nel finale Freddie, durante un rapporto con una donna sconosciuta, la sottoporrà ad uno dei test cui era solito a sottoporsi al Maestro salvo poi ridere insieme a lei, come se fosse soltanto un gioco ridicolo.

L’ultima inquadratura del film si ricollega alla sequenza iniziale ritraendo Freddie addormentato accanto alla scultura di sabbia.

La parabola del sogno americano assume con The Master una nuova forma. Pur vertendo su una regia sostanzialmente neutrale, lontana da qualsiasi giudizio o presa di posizione, The Master è un film che può essere interpretato dal punto di vista di tre personaggi.

Dal punto di vista di Freddie, il sogno è la ricerca d’amore: le sue pulsioni sessuali originano da lì e diversi elementi sembrano riferirsi a quello, uno su tutti il rapporto incestuoso con la zia. Ma potrebbe anche trattarsi di una violenza subita (e questo giustificherebbe il suo rifiuto a volersi legare prima con Doris poi con Lancaster) che la sua mente si rifiuta di accettare e trasforma in un rapporto consenziente e finisce per questo a volersi dipingere a tutti costi come soggetto sessualmente attivo. Per questo, nell’esercito Freddie non è felice, mancando un vero oggetto del desiderio, mentre invece sembra riacquistare il sorriso proprio quando, tornato in patria, ha occasione di sedurre una giovane donna. Freddie non è realmente interessato alla Causa, ma soltanto alla possibilità di essere amato: dice di seguire gli insegnamenti per poter riconquistare Doris, una ragazza che ha lasciato prima di arruolarsi, e intanto si sente per la prima volta amato dall’unica persona che lo accetta per ciò che è. E alla fine, più che abbandonare la Causa, Freddie prende letteralmente la rincorsa per andare alla ricerca dell’amore perduto.
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Freddie ha inoltre la tendenza a cercare i legami malati: prima la zia, poi Lancaster che- ricordiamolo- è solo un cortese imbroglione e pertanto può essere soltanto dannoso. In effetti, alla fine, pur reciso il cordone ombelicale che lo teneva unito al Maestro, Freddie rimane ancora indissolubilmente legato a Lancaster, come dimostra la scena in cui sottopone la sua amante all’esercizio ideato da  Dodd, un’unione malata destinata forse a trasformarsi in un nuovo disturbo (e questo potrebbe simboleggiare l’immagine finale).
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Dal punto di vista di Lancaster, il sogno è l’accettazione. Come Freddie è anch’egli un reietto ma, contrariamente al marinaio, è un abile repressore. Soltanto con Freddie si lascia andare, ora perdendo la sua gentilezza e manifestando improvvisi scatti d’ira nei confronti di una delle sue adepte, ora manifestando stati di ubriachezza. Rifiutato dalla società in quanto imbroglione, Freddie ha fondato la Causa con il solo scopo di dominare con l’inganno una piccola comunità quasi fosse una vendetta dell’individuo contro la società. Ma la sua Causa si fonda sul nulla, i suoi insegnamenti non stanno in piedi perché nemmeno egli stesso ci crede profondamente (non è in grado di difendere realmente le sue convinzioni quando gli vengono contestate). Tuttavia, il legame che lo tiene unito ai suoi adepti è appunto falso e illusorio, mentre Freddie rappresenta per lui l’unico legame autentico. Quello che si evince dal finale è in fondo questo: gli insegnamenti si basavano sul falso, ma il rapporto Maestro-discepolo era autentico.
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Paradossalmente Lancaster, da dominatore, si lega all’unica persona che non riesce a dominare. Abbandonato da Freddie, è lui a cercarlo. Lo cerca per farlo sentire speciale, per farlo sentire come l’unica persona che conosce veramente. In sostanza, gli dice: “ci siamo incontrati in un’altra vita e ci incontreremo nella prossima”. La fine del loro rapporto lo intristisce profondamente, gli dedica una canzone che cela dietro le sue parole la sua impossibilità di poterlo trattenere. Non solo. Lancaster è consapevole del suo stato di malattia. Dice testualmente: “se ci rincontreremo, tu sarai il mio peggior nemico”. Vale a dire: ha fondato la Causa su un complesso del rifiuto; essendo stato rifiutato da Freddie, Freddie in futuro potrà solo essere il simbolo di un nuovo disturbo da combattere.
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Dal punto di vista di Peggy, personaggio tuttavia non approfondito dal regista, il sogno è la dominazione. Peggy, contrariamente a Lancaster, crede realmente nella Causa, conosce la ragione profonda degli insegnamenti di Lancaster, è lei il vero Maestro (nell’ultimo incontro tra due uomini lei, che è ormai diventata il vero dominatore della Causa, è presente da subito ma viene inquadrata solo molto tempo dopo). E’ lei che accoglie e poi rifiuta Freddie, è lei che soffre per le diffamazioni subite dalla Causa, è lei che materialmente sottopone Freddie ad un esercizio indirizzato alla liberazione delle pulsioni sessuali, è lei a convincere la figlia e il genero di Lancaster a tentare di persuadere il marito a liberarsi di Freddie. Peggy soffre di essere nell’ombra del marito, leader carismatico ma privo di vero credo, ed auspica al suo stesso ruolo. Da ragazza timida e apparentemente insignificante, si è scelta un uomo più vecchio e carismatico soltanto per poterlo emulare. Gli lascia ampio spazio, si dice disposta a sopportare eventuali tradimenti coniugali purché ciò avvenga lontano dal suo controllo, ma non è capace di accettare la relazione tra i due uomini in quanto non è in grado di dominarla perché appunto fondata sulla malattia. Accetta Freddie soltanto finché vuole essere come Lancaster, ma quando capisce che anche Lancaster vuole essere Freddie, e cioè un soggetto scatenato ed al di fuori del suo controllo, il suo atteggiamento improvvisamente cambia. Dice: non gli interessa migliorare. Ma Freddie è appena riuscito a scappare da loro, è riuscito a sfuggire al loro controllo, per lui si è aperta forse una speranza. Ma- come avviene in ogni setta- per la Causa Freddie è soltanto un apostata e lo condanna all’ostracismo.
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Peggy, giovane ragazza-madre che sa essere materna con Freddie e in fondo pure con Lancaster intrattiene una relazione più da madre che da moglie, rappresenta Madre America. E Lancaster e Freddie sono i suoi figli disillusi e senza speranza che lottano costantemente per il sogno americano, un sogno appunto fondato sulla malattia.

Il riferimento all’America sembra palese già dalla scelta di una mise en scène da prodotto hollywoodiano classico, quasi fosse un film d’altri tempi, da codice Hayes, che non mostra ciò che  proibito ma allude costantemente.

Si è parlato del film come di un riferimento a Scientology, ma il riferimento è rivolto piuttosto alle sette e- più in generale- a tutte le comunità di uomini avvolte da un alone di mistero. Per Paul Thomas Anderson, le comunità sono state fondate dagli uomini malati apparentemente per combattere la malattia ma in realtà per condividerla. I divieti riguardanti tanto il vivere civile che il privato imposti da queste comunità e l’ostracismo rivolto ad eventuali trasgressori si fonda proprio sull’impossibilità di attuare materialmente la malattia.
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Freddie abbandona la Causa, viene cercato e le due segretarie di Dodd non lo riconoscono come un loro membro (alquanto strano visto lo speciale rapporto che lo teneva legato al Maestro), e viene cercato soltanto per venire ostracizzato. Non solo non è più uno di loro (non gli interessa migliorare), ma è anche il loro peggior nemico. E’ un nemico perché rinunciando alla Causa Freddie è riuscito a guarire da almeno uno dei suoi complessi (la dipendenza che lo teneva legato a Lancaster) e ha inoltre rivelato la malattia latente in Lancaster e Peggy. D’altronde, ciò che effettivamente insegna la Causa è la repressione: si cercano i traumi più antichi soltanto per reprimerli e non per tirarli fuori (si veda la tecnica dello “non sbattere l’occhio”) e Peggy e Lancaster da soggetti repressi fuggono di fronte all’orribile visione della propria malattia.

Alla fine Freddie, durante un rapporto sessuale con una sconosciuta a cui fa l’esercizio del battito d’occhio, che la donna esegue svogliatamente e prendendolo come un gioco (e che invece Freddie, pur essendo un uomo inaffidabile, aveva precedentemente subito preso sul serio), ironicamente le dice “sei una ragazza coraggiosa” riferendosi alla sua incapacità di prendere atto del proprio stato di malattia.
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The Master America insegna ma agli americani non interessa migliorare.

C’è in The Master una visione pessimistica dei rapporti umani, in quanto basati sulla malattia o sull’inganno. D’altronde il pessimismo cosmico era già presente nel precedente Il petroliere e lo stesso regista ha detto di aver estratto The Master da tagli di sceneggiatura operati su Il petroliere, che possiamo immaginare che riguardassero il complesso rapporto tra Daniel e Paul (e in fondo è meglio così: ciò che si vede tra Lancaster e Freddie non avrebbe funzionato tra gli altri due personaggi, anche a causa della natura misantropica di Daniel Plainview). Ma in fin dei conti The Master è esattamente come qualsiasi altro film di Paul Thomas Anderson: definisce le strategie di potere e subordinazione, vuoi per l’industria pornografica, vuoi per il petrolio, vuoi per le patologie affettive, vuoi per la piccola comunità umana.

Ciò che colpisce in The Master è l’approccio privo di giudizio di Paul Thomas Anderson: il film non è un attacco a Scientology o alle sette ma piuttosto uno sguardo sui rapporti umani e sui dubbi circa la loro autenticità. Perfino la scena in cui Freddie riceve l’ostracismo è raccontata senza esasperazione, privilegiando appunto il rapporto umano, ponendo cioè l’accento sulla fine del rapporto con il Maestro piuttosto che con la Causa. E non c’è traccia di odio negli occhi di Peggy e Lancaster, prevale piuttosto il dolore. Il dolore provato da Freddie per la sua impossibilità di essere come la Causa incontra dunque il dolore della Causa per il suo non poter essere come Freddie.