E’ logico pensare a “2001: Odissea nello Spazio” come uno dei film con più interpretazioni (oltre al romanzo da cui è tratto). Di tutta la pellicola, però, c’è una particolare sequenza sulla quale molta gente ha avanzato un numero spropositato di teorie: l’ambigua conclusione.

Il protagonista, dopo aver attraversato il misterioso monolito e aver compiuto uno straordinario viaggio psichedelico, si ritrova all’interno di una stanza degna di una villa (o comunque di un appartamento molto prestigioso). Egli, visibilmente confuso e probabilmente spaventato, si troverà per diverse volte di fronte a sé stesso.

Non si tratta di cloni o di allucinazioni: Bowman assiste al “ciclo della vita”. Continua a vedersi sempre più vecchio, sempre più debole, fino ad arrivare al letto di morte.

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E’ completamente solo, isolato dal resto del mondo e dell’universo, ma comunque qualcuno – o in questo caso, qualcosa – è venuto a trovarlo. Il monolito dal quale era entrato si erge di fronte a lui, imponente e impassibile. Si può credere che Bowman sia convinto che il misterioso oggetto lo stia fissando, o che stia attendendo qualcosa da lui. Allora alza con fatica un braccio, e indica il monolito.

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Kubrick, che al contrario dello spettatore sa esattamente cosa sta succedendo e anche cosa sta per succedere, muove la cinepresa contro quest’ultimo, come se essa fosse risucchiata dalla massa nera. Possibile che sia l’anima dell’astronauta morente? E se fosse addirittura il corpo stesso ad essere trasportato? Qualunque cosa stia succedendo, ciò che ci aspetta è eccezionale: ci troviamo di nuovo nell’universo, e vediamo la Terra. Poi, lentamente, un secondo soggetto entra nell’inquadratura. Si tratta di un embrione fluttuante e luminoso. Non compie nessuna azione e si limita a fissare il vuoto, per poi volgere lo sguardo verso lo spettatore. Pensare che fissi soltanto una persona vuol dire pensare in piccolo: l’embrione sta fissando tutta l’umanità, quasi per comunicarle qualcosa di importante e profetico. E’ assurdo pensare che questo possa essere Bowman che, una volta completato il ciclo della vita, lo ricomincia da capo? Cosa succede alla fine? Esiste qualcosa di certo in quest’ultima sequenza? L’unica cosa certa, secondo l’autore dell’articolo, è che non bisogna mai smettere di riflettere, mai smettere di interpretare (il cinema fantascientifico soprattutto).